In questo articolo si parla di:

A Winter Business Days, il confronto tra gli addetti ai lavori per una fotografia completa e attuale del movimento. Al centro lo stato di salute, le Olimpiadi, la convivenza con lo sci alpino e la sostenibilità, tra ombre, rischi e opportunità.

La tavola rotonda

Hanno partecipato al dibattito Maurizio Torri, giornalista ed esperto di skialp, come moderatore, Luca Salini, ceo Crazy, Giovanni Codega, responsabile commerciale C.A.M.P., Giuseppe Caligiori, buyer DF Sport Specialist, Luca Zeni, avvocato, Alessandro Mottinelli, impiantista al Passo del Tonale e organizzatore dell’Adamello Skiraid, Davide Magnini, atleta CSE esercito, Stefano Benedetti, guida alpina e per molti anni tecnico nazionale italiana skialp, Massimo Pellizzer, category manager skialp SCARPA, Alfredo Tradati, giornalista fondatore di Outdoortest.com, Adriano Trabucchi, ceo Ski Trab.

Un sogno divenuto realtà: Milano-Cortina 2026 vedrà esordire lo scialpinismo tra gli sport a cinque cerchi. Eppure, al momento il comparto race non gode di grande salute: il numero degli atleti che si avvicinano alle competizioni è diminuito drasticamente e uno dei motivi sarebbe proprio la partecipazione alle Olimpiadi e i format scelti per questo evento, ovvero la sprint e la staffetta mista. Da una parte, i motivi di questa scelta sono chiari: le due discipline sono più “sicure”, e in un certo senso scongiurano il rischio, seppur basso, di una slavina in un contesto come i Giochi Olimpici. Inoltre, sono molto più “televisive” dal momento che si può vedere un’atleta competere per tutta la sua gara. Dall’altra però le competizioni, i campionati nazionali e internazionali, si sono adattati a questi format attraendo meno persone. Perché lo scialpinismo piace nella sua vera essenza, anche per la sua componente alpinistica appunto.

Alessandro Mottinelli – impiantista al Passo del Tonale e organizzatore Adamello Skiraid

Le Olimpiadi più di qualsiasi altro fattore stanno influenzando il mondo dello scialpinismo. Da  organizzatore dell’Adamello Ski Raid, una gara che è ben diversa da questi format, non possiamo che prendere atto di un gran cambiamento con un eccesso di attenzione all’aspetto agonistico portato all’estremo con la sprint e, di conseguenza, la riduzione della “pancia del gruppo” che garantiva alle gare di avere tanti iscritti e tanto pubblico.

Davide Magnini – atleta CSE esercito

L’annuncio delle Olimpiadi, al contrario di quello che tutti immaginavamo, ha rapidamente stroncato il mondo race dal momento che le gare nazionali e internazionali dell’ISMF adottano sempre più format olimpici. Gli atleti di sempre, compreso me, si sentono smarriti perché, da uno sport di endurance e resistenza siamo passati a uno sport di pura velocità ed esplosività. È come chiedere a un maratoneta di competere sui 100 mt. Infatti, non sono più gli stessi atleti a vincere. La sprint non rispecchia l’essenza dello scialpinismo e tutti coloro che si sono avvicinati allo skialp perché amanti della montagna, di gare come La Pierramenta e Il mezzalama, non sono più motivati. Chi farebbe mai ore e ore di viaggio, a parte gli atleti professionisti, per correre due minuti di gara? Speriamo che nel futuro gli organizzatori non si dimentichino di quello che è il vero scialpinismo. E non è solo un discorso giovanile, ma anche senior dal momento che la nuova organizzazione delle gare toglie spazio a tutto quel movimento degli amatori. Senza di loro viene a mancare tutto quel movimento che sostiene lo scialpinismo, il mondo gare, ma anche le aziende con l’acquisto di prodotti. Basterebbe scindere quello che è la direzione olimpica dei professionisti (che non è la mia perché non ho le doti per andare a una sprint) da tutto quello che deve rimanere ai popular, a tutti i livelli.

Luca Salini – ceo Crazy

Oltre a essere ceo di Crazy, un’azienda molto verticale sullo scialpinismo, sono stato Responsabile del comitato alpi centrali della FISI per questa disciplina. Non sono mai stato assolutamente convinto di inserire lo scialpinismo nel format olimpico prima di tutto per i motivi detti da Magnini, perché l’essenza dello skialp viene a perdersi, ma anche perché temevo quel che è poi successo ovvero che la federazione non fosse in grado (non avendo abbastanza struttura) di assolvere il duplice compito di seguire il programma olimpico in un certo modo e di continuare nello sviluppo del movimento. Infatti, i numeri dimostrano che il format olimpico non basta per mantenere alto l’interesse allo sport. L’Olimpiade però c’è, quindi ormai vale la pena sfruttarla, cercando di gestire il programma di gare quantomeno nazionali e Coppa del Mondo, tornando allo scialpinismo classico e coltivare il grande numero di amatori che chiedono a gran voce un format differente per le loro competizioni. L’arrampicata ha fatto un bellissimo percorso andando alle Olimpiadi con un format che non piaceva agli arrampicatori, ma ha raddoppiato dal 2024 la specialità. Speriamo di fare lo stesso con lo scialpinismo oltre a ottenere la massima visibilità possibile per questo sport.

Leggi l’articolo completo a pagina 12-13 dello Speciale Skialp!