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Sabato 16 marzo si è chiuso il sipario sulla 38esima edizione della Pierra Menta. Questa famosa tappa della Grande Course ha riunito ancora una volta nel Beaufortain migliaia di atleti e tifosi, confermandosi come il più grande spettacolo della disciplina.
Ecco gli highlights e le emozioni di questa edizione storica.

La gara

L’appuntamento più importante della stagione tra le classiche dello skitouring ha riunito ben 210 coppie di atleti da tutto il mondo. Questi si sono sfidati sulle creste che circondano Arêches-Beaufort, nella regione naturale del Beaufortain, in Savoia.
Dopo i quattro giorni di gara la Pierra Menta è stata anche quest’anno un susseguirsi di momenti incredibili che l’hanno resa negli anni un’icona delle gare a livello mondiale. Parliamo di rispetto reciproco tra i campioni che stanno scrivendo il presente della disciplina, ma anche i semplici “atleti part-time” che hanno condiviso il terreno con loro; del silenzio e della concentrazione che anticipavano la partenza di ogni tappa; della gioia dei tifosi che sostenevano i loro campioni preferiti.

Un’atmosfera unica

Per comprendere a fondo il clima che si respira nella classica delle classiche, occorre però vivere sulla propria pelle l’atmosfera del gran finale. Si tratta del passaggio sul Col de La Forclaz con cui si è conclusa l’ultima tappa. Infilare gli scarponi all’alba, unirsi alla folla di migliaia di appassionati che scivolano, in assoluto silenzio, fino alle creste per creare due ali di folla ed accogliere i partecipanti. Sono questi i gesti che compongono un rituale capace di unire l’intera comunità di sci alpinisti nella loro passione. Al passaggio degli atleti, stremati da oltre 10.000 metri di dislivello positivo e 90 km accumulati nelle gambe, il boato dei campanacci e delle urla di incitamento che trasmettono a tutti questi eroi l’energia necessaria per gettarsi a capofitto nella lunga discesa verso l’arrivo a Le Planey (Arêches-Beaufort). Alcuni di loro piangono, altri non riescono a smettere di sorridere. Un mix tra la stanchezza e l’emozione per aver compiuto un’impresa.

La battaglia etica

Anche sotto il profilo agonistico, la Pierra Menta è stata un vero spettacolo sportivo. La competizione prende il nome dall’omonima parete di roccia che si erge isolata e inconfondibile a 2.714 sulle Alpi del Beaufortain. Anche in questa “battaglia”, indubbiamente la più avvincente dell’edizione, non sono però mancati momenti destinati a rimanere negli annali. Emblematico l’episodio di fair play accaduto durante la seconda tappa, proprio quando gli atleti si apprestavano a lanciarsi nell’ultima discesa. In uscita da un cambio pelli, i bastoncini di Robert Antonioli sono caduti nel canalone sotto il passaggio al Bosse Lac Tournant. Gli avversari del team Gachet-Bon Mardion hanno quindi atteso che la coppia di italiani li recuperasse. Solo dopo li hanno attaccati nella parte finale della discesa e creare quel gap che sarebbe risultato poi decisivo.

Les enfants terribles

La vittoria finale è andata alla squadra di casa composta dall’ambassador di Karpos Xavier Gachet e da William Bon Mardion, al loro primo trionfo in coppia nella gara di casa. I francesi hanno preceduto di soli 34 secondi in classifica generale il duo del Centro Sportivo Esercito composto dagli italiani Robert Antonioli e Davide Magnini, che in questa edizione della Pierra Menta facevano il loro esordio in team.

In campo femminile ha invece trionfato la coppia di “ragazze terribili” Axelle Mollaret ed Emily Harrop, semplicemente incontenibili sia in salita che in discesa. Il secondo posto ottenuto dalle italiane Alba De Silvestro e Giulia Murada, del Centro Sportivo Esercito, è stato però un risultato di grande prestigio che ha proiettato le due atlete nell’élite mondiale delle corse di più giorni.