In questo articolo si parla di:

Settant’anni fa, il 31 luglio del 1954, la cima del K2 venne raggiunta da una spedizione italiana, alla cui testa c’era il geologo ed esploratore Ardito Desio. A raggiungere la vetta, a 8.611 metri di quota, fu la cordata composta da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Per celebrare questo anniversario, il CAI organizza una nuova spedizione in Pakistan. A tentare l’impresa, questa volta, un team composto eslusivamente da donne, italo-pakistano.

Passato e presente

Nove donne sul K2. A giugno, la spedizione tutta al femminile partirà per la seconda vetta più alta della terra, pronta a lasciare un’impronta a livello sportivo, sociale e umano.

Dal 31 luglio 1954 il K2 è “la montagna degli italiani“. Lacedelli e Compagnoni La via seguita fu Sperone degli Abruzzi. I due alpinisti giovarono del supporto dell’intero gruppo e di contributo fondamentale di Walter Bonatti e Amir Mahdi che, con un’impresa senza precedenti e affrontando il rischio della morte in un forzato bivacco notturno a oltre 8.100 metri, trasportarono a Compagnoni e a Lacedelli le bombole d’ossigeno poi essenziali al compimento della missione.  Alle ore 18, Compagnoni e Lacedelli raggiungono la vetta a 8611 m: l’hunza Isakhan e gli altri alpinisti rimasti al campo VIII a 7627 m (Bonatti, Gallotti, Abram e Mahdi) li vedono raggiungere la vetta. Sulla vetta piantano una piccozza con le bandiere italiana e pakistana.

Per celebrare quest’impresa il CAI organizza una nuova spedizione in Karakorum. Questa ripercorrerà la stessa via dei primi salitori, lungo lo Sperone scoperto nel 1909 dal grande alpinista Luigi Amedeo duca degli Abruzzi. A tentare l’ascesa sarà appunto un team di sole donne. 

Le alpiniste e l’impresa

Quattro italiane – Federica Mingolla, Silvia Loreggian, Anna Torretta e Cristina Piolini – e quattro pakistane – Samina Baig, Amina Bano, Nadeema Sahar e Samana Rahim – accompagnate dal medico Lorenza Pratali – incaricata di effettuare rilevazioni scientifiche durante l’ascensione. Il team e l’avventura K2-70 sono stati presentati il 14 marzo a Milano. La salita di queste atlete non rappresenterà soltanto un’impresa alpinistica, ma anche una grande opportunità di formazione, ricerca e promozione di valori culturali e sociali.

La partenza dall’Italia della spedizione – organizzata dal CAI con EvK2CNR, associazione che si occupa di ricerca scientifica e tecnologica in alta e altissima quota – è prevista il 15 giugno, con arrivo al campo base il 29 giugno, mentre il tentativo di salire sulla vetta scatterà dalla seconda metà di luglio. L’obiettivo, è stato spiegato in una conferenza stampa, è raccontare il punto di vista femminile nel contesto di una spedizione himalayana che vede scalare insieme alpiniste che provengono da mondi e culture differenti.

A coordinare le alpiniste sarà Agostino Da Polenza, professionista di grandissima esperienza e profondo conoscitore di quelle montagne. Il progetto partirà con delle giornate di training sul Monte Bianco (15-18 marzo). A seguire, svariate giornate all’Eurac Research di Bolzano (20-24 marzo), centro di ricerca d’eccellenza nel campo della medicina di montagna. Lì le atlete si sottoporranno a delle prove medico-scientifiche per valutare l’impatto e che il loro organismo subirà durante l’ascensione. Che diventerà anche un documentario (“Sulle orme del K2”), in collaborazione con la Rai.

Il K2 da est, fotografato dal Duca degli Abruzzi nel 1909.

Dichiarazioni

«Il Club Alpino Italiano dopo cinquant’anni torna ad organizzare una spedizione alpinistica e lo fa guardando non solo alla prestazione, ma anche all’impatto sociale e scientifico” ha affermato il presidente generale Antonio Montani.L’occasione del 70° dalla prima ascensione ci consente di investire ancora sulla pratica alpinistica che è la vera anima del CAI.”

Oltre l’alpinismo

K2-70 darà vita anche a una serie di progetti ad ampio respiro sia per l’Italia che per il Pakistan. Innanzitutto, grazie alla presenza della dottoressa Pratali, cardiologa e specializzata in alta quota, verrà condotto il primo studio su così tante donne sugli effetti degli 8000 metri sul corpo femminile. 

E poi c’è la missione scientifica Ice Memory, che ha l’obiettivo di studiare per la prima volta la neve e il ghiaccio in una regione così cruciale per gli equilibri del subcontinente indiano analizzando gli effetti dell’inquinamento e del cambiamento climatico. L’Italia tra l’altro ha il compito di inventariare i 13200 ghiacciai pachistani, come ha sottolineato il commissario tecnico dell’impresa.