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Nello Speciale Skialp, allegato di Outdoor Magazine 02, abbiamo raccolto le impressioni di alcune delle aziende più importanti del mondo scialpinistico sull’andamento del mercato. Il risultato è una diapositiva in bianco e nero.

L’inchiesta esclusiva

Lo scialpinismo entra nel pieno della stagione e, in vista di Skimofestival, il primo evento italiano dedicato alla disciplina, abbiamo raccolto, a fine gennaio, le interviste delle aziende più importanti del settore. Dall’impatto dello skialp nel fatturato complessivo, passando attraverso un’indagine delle tendenze fino a cercare di capire insieme l’influenza che le Olimpiadi avranno sulle vendite, l’inchiesta vuole restituire un’istantanea quanto più reale possibile di un movimento che, post pandemia, ha avuto un grande boom. Dove stia andando oggi questo trend è forse un po’ prematuro da delineare e bisognerà aspettare la fine della stagione con numeri alla mano, ma di sicuro è interessante analizzare i cambiamenti che, anno dopo anno, stanno avvicinando un pubblico allargato a uno sport considerato, fino a poco tempo fa, solo di nicchia.

L’estratto

La prima domanda che abbiamo rivolto ai marchi era riguardo le aspettative per questa stagione e a come sta andando. Quello che è emerso dalle risposte è, come abbiamo anticipato, un po’ bianco e un po’ nero. Se per molti a livello sell out è andata bene, certamente è più difficile stabilire una quadra a livello sell in per via degli stock accumulati dai negozianti. Il meteo, inoltre, ha influito non poco: per molti il mercato ha rallentato decisamente per la mancanza di neve. Infine, quasi tutti fanno accenno ai numeri “falsati” del Covid, per via del boom che ha causato dando una falsa fotografia del mercato.

A livello invece di declinazioni dello scialpinismo, abbiamo chiesto quale fosse la vocazione di ognuno e quale funzionasse di più al momento. Se il mondo race al momento registra numeri più bassi, è perché è calato fortemente il numero di partecipanti alle gare. Globalmente il touring è la risposta a tutto, anche a livello di richiesta.

Abbiamo anche domandato quanto le Olimpiadi influenzeranno il mercato. Si parla di due mondi a confronto, il touring e il race, che non sempre comunicano. Tuttavia, qualche influenza ci sarà, secondo la maggior parte. Vittorio Mandelli, sales manager Italia di Millet, ha commentato: “Sicuramente aumenterà la diffusione e la consapevolezza riguardo questo sport, e magari un po’ anche la domanda di attrezzatura. Ma rimane comunque a mio parere una disciplina di nicchia. Soprattutto visto come ho appena delineato il nostro target. Probabile che arriveranno ancora più neofiti che ovviamente non cercano l’impegno di cui parlavo prima ma magari si approcciano a questo sport risalendo le piste. Si spera che aumenteranno, ma in ogni caso solitamente non cercano il prodotto tecnico”.

Giorgio Rabajoli, direttore vendite Italia di Ferrino, ha dichiarato: “Penso che alla disciplina farà bene ma ovviamente non a tutti i suoi settori, solamente a quello gare – che al momento è in grande sofferenza. Questa parte ci guadagnerà un po’, ma il nostro mondo, quello dello skitouring, con l’exploit della velocità non verrà aiutato. Anche il tipo di gare va a sostengo del mondo speed touring. Si tratta di due cose molto diverse: diciamo che è un po’ come chiedersi cosa farà l’arrampicata sportiva alle Olimpiadi per l’alpinismo. Non un granché, sono due discipline diverse. C’è effettivamente qualcosa che li rende due sport separati.”

A livello distributivo, la maggior parte dei brand sottolinea l’importanza di quella fisica e soprattutto della competenza del venditore. Riguardo a quella online, tutti in generale si muovono con prudenza per proteggere il valore del brand e del prodotto stesso.

Infine, un ultimo tema sono state le aspettative per il futuro. La tendenza riguarda il pensare che rimarrà una disciplina di nicchia, come lo è sempre stata, ma che deve rimanere comunque il più accessibile possibile. Thomas Aichner, marketing director di Salewa, ha concluso: “Siamo fondamentalmente convinti che la neve sia un desiderio umano profondo. Per questo motivo la gente continuerà a fare scialpinismo anche in futuro e questo sport continuerà ad avere la sua presenza. Allo stesso tempo, gli inverni tendono ad accorciarsi e non nevica necessariamente in pieno inverno, ma in autunno e primavera. Gli attivi stanno adattando le loro abitudini alle mutevoli condizioni meteorologiche e i rivenditori e i brand devono fare altrettanto. Allo stesso tempo, crediamo che lo scialpinismo debba essere accessibile, in modo che le nuove generazioni si appassionino a questo sport.”

L’inchiesta completa è disponibile sul nostro Speciale Scialpinismo in allegato al numero 2 di Outdoor Magazine.Leggi le risposte a pagina 10!

Le domande

  1. Quanto conta il mondo dello scialpinismo nel fatturato annuale?
  2. Quali erano le aspettative per questa stagione e come sta andando?
  3. Esistono varie declinazioni dello scialpinismo (dallo skifitness allo skitouring fino alle gare). Secondo voi, quale funziona di più al momento?
  4. Quanto la presenza della disciplina ai Giochi Olimpici invernali aumenterà la domanda?
  5. Cosa state facendo per migliorare l’ecosostenibilità dei vostri prodotti e ridurre l’impatto ambientale della produzione?
  6. Distribuzione fisica e online. Come selezionate?
  7. Quali sono le vostre strategie di marketing e comunicazione per promuovere i vostri prodotti skialp?
  8. Quali sono le previsioni per il settore dello scialpinismo a lungo termine, e quali tendenze chiave state osservando?

Gli intervistati

  • Luca Salini, ceo Crazy
  • Alex Plancker, rappresentante Leki in Italia
  • Vittorino Mandelli, sales manager Millet Italia
  • Stefano Frati, strategic marketing manager La Sportiva
  • Massimi Brini, sales manager outdoor C.A.M.P. Italia
  • Giorgio Rabajoli, direttore vendite Black Crows/Ferrino
  • Angelo Grammatica, tec rep Fischer
  • Thomas Aichner, direttore marketing Salewa
  • Massimo Pellizer, category manager SCARPA