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Con questa gravosa domanda che aleggia sul mercato, torna come una piacevole sentenza la Carica dei 101, vale a dire l’inchiesta firmata Outdoor Magazine che coinvolge altrettanti punti vendita specializzati in tutta la penisola. C’era sicuramente da parte di tutti molta attesa e curiosità riguardo risposte, conclusioni e bilanci di un anno particolare come il 2023 iniziato molto bene ma poi rivelatosi difficile negli ultimi mesi. In questo numero vi proponiamo sette pagine con le prime 34 schede, che ci permettono già di saggiare l’umore della distribuzione in attesa di completare il quadro con le prossime puntate. Tra conferme e sorprese: innanzitutto – e questo è in parte consolante – non mancano coloro i quali, tutto sommato, si dicono soddisfatti di questa annata. Anche se i due terzi si dividono tra un sentimento di indifferenza o di tristezza con eventuali sfumature di rabbia o rassegnazione.

Nel bicchiere mezzo pieno troviamo comunque la conferma dell’interesse nei confronti della montagna da parte di un pubblico molto ampio, cresciuto in modo importante negli ultimi quattro anni e rimasto pressoché stabile. Ma anche il consolidarsi del prodotto outdoor a livello di utilizzo cittadino. Così come la completa ripresa delle manifestazioni sportive, siano esse gare o di altro genere, un aumento notevole dei flussi turistici nel nostro paese e la continua crescita di alcuni segmenti di mercato come, per esempio, il climbing. Di contro, c’è da registrare un lamento generalizzato sulle condizioni meteo che hanno influito negativamente sulla scorsa stagione invernale, un aumento dei costi e i prodotti in eccesso presenti sul mercato.

Ma torniamo alla domanda che dà il titolo a questo editoriale. Con questa introduciamo la nota dolente per eccellenza: il rapporto spesso difficile se non, talvolta, quasi conflittuale tra aziende e negozi, soprattutto quando si parla di vendite online. Un apparente controsenso, visto che stiamo parlando dei due componenti fondamentali della filiera, i quali dovrebbero lavorare in sintonia e comunione d’intenti per proporre al pubblico i propri prodotti nel migliore dei modi. Questo processo invece ha subito soprattutto negli ultimi mesi – usando un eufemismo – un appannamento. Principale nodo del contendere, come sottolineano anche molti dei nostri intervistati, è quello legato alle dinamiche di prezzo e di scontistica praticate da alcune realtà di vendita presenti online. Ma anche, e questo è stato sottolineato più volte, dalle stesse aziende direttamente nei confronti del pubblico, tramite magari i loro siti o flasghip store. Insomma, il cosiddetto DTC (Direct To Consumer).

Fenomeno che non è certo da condannare a prescindere: è ormai comprensibile e inevitabile che i brand comunichino e vendano anche in modo diretto verso il consumatore finale, anzi è un volano di comunicazione dal quale potrebbero trarre beneficio anche i punti vendita multibrand. Tranne rarissime eccezioni, ormai, non esiste nessun marchio mediamente strutturato in nessun settore che non abbia un proprio e-commerce. Ma buona norma vuole che i prezzi di vendita applicati dal sito ufficiale siano quelli di listino. O con un tollerabile e leggero sconto. Come più volte evidenziato dai nostri interlocutori tra i negozianti, invece, questa buona norma non sempre è stata rispettata da alcune aziende, in particolare nel corso degli ultimi mesi. Per non parlare di alcune piattaforme terze di vendita online con scontistiche davvero devastanti e fuori mercato per gli altri punti vendita.

Certo, i magazzini troppo pieni e l’eccessiva quantità di prodotto sul mercato possono costituire una forte tentazione e spiegare tali dinamiche. Così come l’aumento dei prezzi che certo non ha facilitato la propensione all’acquisto e che quindi in qualche modo è stato contro-bilanciato proprio da offerte al ribasso. Le quali però non contribuiscono certo a far percepire al cliente la qualità del prodotto – a patto che questa ci sia ovviamente. Queste dinamiche e situazioni che si sono acuite nel 2023 hanno portato ad alcune iniziative concrete da parte di alcuni punti vendita.

Tra queste spicca la costituzione del gruppo “Negozi Sportivi Indipendenti” (annunciato peraltro proprio durante gli ORBDAYS organizzati da MagNet a Riva del Garda lo scorso luglio), ora diventato anche una rete d’impresa, con 25 retailer membri. La sua prima assemblea si svolgerà durante la seconda edizione dei nostri WBDAYS a Ponte di Legno – Passo del Tonale. Il gruppo, come sottolineano peraltro in primis il presidente Matteo Gialdini del noto negozio bresciano, insieme al vicepresidente Giovanni Viganò di Sherpa e alla responsabile della segreteria Valentina Seghezzi di Blocco Mentale, non nasce solo per una finalità “commerciale”. Nasce con la volontà di creare rapporti e relazioni migliori tra gli attori della distribuzione al fine di tutelare il settore, identificare problematiche comuni che escono dalle mura della propria realtà per essere condivise e per trovarne insieme le soluzioni. Perché, è bene ribadirlo con convinzione: c’è solo una risposta possibile alla domanda provocatoria che apre questo editoriale.


Benedetto Sironi – Editoriale Outdoor Magazine n°01/2024