In questo articolo si parla di:

Lo abbiamo chiesto al ceo di Oberalp Group Christoph Engl che ci ha offerto una panoramica che mette a confronto la percezione del consumatore con il vero andamento del mercato.

In inglese si chiama Bullwhip Effect, ma nella nostra lingua lo possiamo definire “effetto frusta”. A elaborarlo fu Jay Wright Forrester (Anselmo, 18 luglio 1918 – 16 novembre 2016), un ingegnere elettrotecnico e informatico statunitense che studiò come l’amplificazione improvvisa della domanda possa ripercuotersi, alle volte in maniera disastrosa, lungo l’intera catena di distribuzione. Docente del “Massachusetts Institute of Technology” di Boston, Forrester analizzò la simulazione dell’andamento della domanda, degli ordini e delle scorte di un sistema di imprese e si rese conto che l’amplificazione della domanda comporta un’accelerazione esponenziale degli ordini e della richiesta di approvvigionamento di scorte che si allarga sempre più risalendo la catena. Esattamente come le curve di una frusta. Una teoria che si applica oggi a un modello reale visto che, secondo Christoph Engl, ceo di Oberalp Group, ciò che è successo nel mercato dell’outdoor dopo il periodo pandemico è stato esattamente questo. Oggi ci troviamo dunque di fronte a magazzini pieni, paura dei riassortimenti e una velocità produttiva impensabile solo fino a qualche anno fa ed è in questo panorama che abbiamo fatto una riflessione con l’amministratore delegato dell’azienda bolzanina.

Christoph Engl, ceo di Oberalp Group

Come sta il mondo dell’outdoor in questo momento?
Quando parliamo di outdoor dobbiamo intendere un mondo molto più ampio rispetto all’universo della montagna di cui ci occupiamo noi. Anche la pesca e il surf sono attività all’aria aperta. Alla base di tutte queste discipline, però, c’è lo stesso panorama: una società che sta cambiando in modo radicale e molto velocemente. Dopo la pandemia, lo sport e il movimento in generale hanno acquisito una rilevanza sociale importante. Anche nel mondo del lavoro, oggi quando ci arrivano i curricula, è bello vedere come la “competenza sociale” sia diventata una voce molto forte nella descrizione di noi stessi. Leggo sempre più frequentemente “sono un climber, una femminista, so fare diverse attività sportive, sono un atleta” e questo è un segnale forte di come ciò che consideriamo sport, outdoor e montagna sia diventato una caratteristica importante delle persone che siamo.

Partendo da questa riflessione, qual è lo stato di salute del mercato invece?
Viviamo in un paradosso, perché da una parte il desiderio di outdoor cresce in modo esponenziale in tutto il mondo tanto che, se vado a paragonare i fatturati record dell’anno scorso con quelli di quest’anno, noto un aumento su tutti i brand in termini di sell out. Al contrario però, quando si parla di sell in, la situazione è opposta: i retailer hanno magazzini pieni un po’ in tutta Italia e dunque si ha una forte paura di fare riassortimento, e si cerca di proporre al cliente le giacenze per fare spazio.

Cosa spiega questa situazione?
Durante la pandemia, se il negoziante ordinava 100 spesso riceveva 40. Era un momento di difficoltà nel reperimento delle materie prime, difficoltà logistiche di consegna, tutta la filiera si muoveva a rilento. Appena tutto questo è terminato, si è corsi nella direzione opposta. Si è cominciato a ordinare 200 pensando di ricevere la metà, le aziende hanno cominciato a produrre 300 e i fornitori a organizzarsi per 400.

Leggi l’intervista completa a pagina 24 di Outdoor Magazine 11.