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“Made To Go Beyond” è il nuovo claim di Polartec per rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei consumatori e alle tendenze di mercato. Intervista a Alessandro Perseo, direttore marketing di Polartec e promotore della campagna

Il nuovo posizionamento del brand americano, produttore di soluzioni tessili innovative e sostenibili, pone le basi per tutte le future comunicazioni b2b e b2c. “Abbiamo collaborato con l’agenzia creativa britannica Mynt per plasmare il futuro del marchio Polartec. Siamo partiti dalle solide fondamenta del nostro passato per creare una nuova identità del brand. Polartec è made to go beyond, lo è sempre stata. Noi siamo Polartec e insieme contribuiremo a progettare il futuro”, ha dichiarato Alessandro Perseo nel comunicato di presentazione della nuova immagine. L’abbiamo intervistato per conoscere meglio tutti i dettagli.

Alessandro Perseo, direttore marketing di Polartec


Come nasce l’idea del rebranding?
Preferirei chiamarla evoluzione. Un refresh della nostra immagine che non cambia radicalmente ma si adatta a quello che ci preme più comunicare in questo momento, a partire dalle solide radici della nostra storia e dal nostro impegno nei confronti della sostenibilità. Un’azione che si è dimostrata necessaria a seguito di un’analisi sulla percezione di Polartec nel mercato condotta dalla nostra nuova agenzia creativa. Come prima cosa abbiamo ritenuto opportuno soffermarci e capire dove fossimo in quel momento prima di definire i passi futuri. Il risultato ci ha reso consapevoli di avere un posizionamento non non allineato con la nostra idea di brand, e che fosse per questo necessario evolvere, rivedendo la nostra modalità di comunicare.

Qual è la percezione del brand nel mercato? Cosa vi ha svelato questo studio?
Polartec viene percepito come un brand molto tecnico. Se consideriamo come valori principali la tecnologia, la sostenibilità e la human interaction, veniamo molto riconosciuti per il primo punto e sono invece deboli gli altri aspetti. Polartec è un brand che dal 1993 integra la sostenibilità in tutti gli ambiti del suo business: 30 anni fa è stata infatti la prima azienda a produrre il pile sintetico da materiale riciclato. Ma nella percezione del consumatore ci sono marchi che vengono considerati molto più virtuosi in questo senso. Da qui la necessità di trasmettere meglio il nostro impegno e le nostre conquiste e di rafforzare la human interaction, ovvero la connessione e l’affinità con il marchio, senza togliere la percezione di tecnicità.

Il logo e l’immagine precedente non erano più abbastanza?
Corretto. Questo studio ha messo in discussione le nostre certezze. Siamo sempre stati così sicuri delle nostre azioni che pensavamo fosse chiaro anche al consumatore finale. Abbiamo invece scoperto l’esistenza di un gap tra ciò che siamo e ciò che comunichiamo. Un vuoto che andava colmato prima di tutto con la modifica del nostro brand claim. “The science of fabric”, il pay off precedente, unito al font e al visual parlavano troppo di tecnicità.

di Karen Pozzi

Leggi tutta l’intervista sul numero 11 di Outdoor Magazine