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Cortina non avrà la sua pista da bob. Da quanto si apprende dall’ANSA, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, avrebbe annunciato dalla sessione di Mumbai del Comitato Olimpico Internazionale che lo Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo non verrà costruito. Questo rappresenta un unicuum nella storia dei giochi a cinque cerchi invernali. Difatti, non è mai successo che le gare di una delle discipline venissero disputate in un Paese diverso da quello ospitante.

Già si comincia a teorizzare la possibile location alternativa: Innsbruck, Saint Moritz, ma anche la pista piemontese di Cesana Torinese. Sicuramente l’impianto austriaco, che si trova a 400 km a nord di Milano, si era già offerto disponibile a ospitare le gare di bob, slittino, skeleton e para-bob. Il CIO, che punta a riutilizzare impianti già esistenti, ha accolto con favore la rinuncia delle autorità italiane definendola una decisione responsabile. 

Lo scenario internazionale sta cambiando notevolmente i costi delle materie prime, quelli dell’energia e, di conseguenza, il potere d’acquisto. Allo stesso modo, orgnizzare eventi importanti di caratura mondiale, diventa un impegno sempre più gravoso, nonostante il grande prestigio di essere Paese ospitante.

Come MagNet ci siamo posti un quesito: se considerassimo questo “incidente” una possibilità? Può essere che il futuro di manifestazioni come i Giochi a Cinque Cerchi possa essere pensato come quello di un evento “diffuso” che vede protagonisti diversi paesi in grado di fare sistema? Ovviamente è solo una riflessione che non vuole in alcun modo schierarsi a favore o contro la decisione che riguarda la pista da bob, ma che potrebbe aprire un nuovo scenario dello sport mondiale.

Cosa è successo

Il presidente Malagò, nella sua dichiarazione, ha confermato che la decisione di non andare avanti con il progetto per la nuova pista arriva direttamente dal governo che si era espresso in tal senso già due giorni fa. Eppure, il rifacimento dello storico tracciato di Cortina dedicato a Eugenio Monti non è nuovo all’essere al centro di grandi polemiche.

In primis c’è sempre stato l’aspetto economico visto che per costruire questa pista da bob da zero sarebbero serviti 124 milioni di euro e una necessità di omologazione entro il 2024, quindi tempi estremamente ristretti. Senza contare il forte impatto ambientale sottolineato più volte dalle associazioni civiche e ambientaliste della valle e della provincia di Belluno che chiedevano di spendere i soldi per preservare il bosco e la montagna. Poi l’aspetto numerico dei tesserati nelle discipline del ghiaccio: nella migliore delle ipotesi, dopo i Giochi Invernali, la pista sarebbe stata utilizzata solo da 35 atleti.

Il progetto dello Sliding Center è stato abbandonato dopo che, per due volte, la gara d’appalto per la costruzione è andata deserta. Era stato aperto anche un terzo bando che, al momento dell’annuncio, non aveva riscontrato alcun interesse da parte degli investitori.

Le reazioni

La FISI non ha tardato a diramare un comunicato stampa ufficiale in cui il Presidente Flavio Roda ha così dichiarato:

La notizia dello spostamento all’estero delle gare di Milano-Cortina 2026 relative alle specialità in questione ci lascia sgomenti – dichiara il Presidente Roda -. La Federazione Italiana Sport Invernali ha provato in tutti i modi a far capire l’importanza di queste discipline. Ci mancherà un pezzo di storia, la pista di Cortina avrebbe rappresentato l’occasione ideale per rilanciare movimenti che hanno regalato gloria e popolarità allo sport italiano, verranno meno le basi per costruire gli atleti del futuro. E anche la giustificazione dei costi elevati non è sufficiente a spiegare una decisione di tale portata”.

“In Italia purtroppo non esiste una pista artificiale dove si possano allenare le squadre, ogni anno i nostri atleti sono costretti ad andare all’estero, con relativi aumenti di costi e la logica conseguenza di avere meno possibilità di girare sui tracciati rispetto alle altre nazioni. Credo si tratti dell’atto conclusivo, destinato ad affossare il nostro movimento sul ghiaccio”.

In una nota Enrico Carraro, Presidente Confindustria Veneto, afferma:
“…Non ci meritiamo di essere visti come quelli che “non sono in grado di raggiungere l’obiettivo” nel contesto internazionale. Non se lo merita il Veneto e non se lo merita l’Italia. Sono dispiaciuto che nemmeno “l’operoso” Nordest abbia compreso come la sfida su questo progetto andava oltre la semplice sfida sportiva. Non è un problema solo di Giochi Olimpici ma di credibilità del nostro sistema imprenditoriale, industriale e valoriale”.