In questo articolo si parla di:

“Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole”San Francesco di Sales

“L’esempio è più forte delle buone regole”Nikolai Vasilievich Gogo

“Occorre accettare di seminare perché altri raccolgono altrove e più tardi”Bernard Werber

Ci piaceva iniziare con queste tre massime l’editoriale di questo numero. Tutte incentrate sul concetto dell’esempio, visto da angolature leggermente diverse, ma complementari. Parole, parole, parole. Come cantava Mina esattamente 50 anni fa. È ormai evidente come oggi si faccia davvero un gran parlare di sostenibilità. Non sempre – dobbiamo rilevarlo – con cognizione di causa e un’adeguata preparazione. Magari comunicando messaggi generici e difficilmente verificabili. Talvolta si tende, infatti, a prediligere più le parole rispetto ai fatti. Con termini ormai abusati e inflazionati quali “green”, “sostenibilità”, “eco-friendly”. Ma “Se un’azienda non può dimostrarlo, rischia di non rispettare i suoi obblighi legali”, ha affermato testualmente l’Autorità per la concorrenza e i mercati del Regno Unito in alcune linee guida pubblicate nel 2021 e che hanno peraltro dato il via ad alcune indagini sui marchi del settore moda. Solo uno dei tanti segnali di una crescente attenzione verso questo delicato ma cruciale aspetto. Oggi non basta un semplice claim, ma occorrono documenti che possano attestare in modo inequivocabile e scientifico le proprie affermazioni.

Oltre le regole. Certo, viene da pensare che più leggi, certificazioni e direttive vengano stabilite, meglio sia per indirizzare le azienaziende (e non solo loro) verso azioni più efficaci e virtuose. In parte è così. Ma vale la pena riflettere sull’importanza di agire anche al di fuori dei contesti normativi e non per forza di cose perché obbligati da un regolamento. Le azioni responsabili dovrebbero essere sempre più spontanee, sincere e disinteressate. A qualsiasi livello: dalle scelte più strutturate capaci di impattare sulle attività aziendali, fino ai singoli comportamenti personali.

Anche se, coerentemente con quanto detto sopra, preferiamo “fare” le cose piuttosto che parlarne, chiudiamo questa riflessione con una bella notizia che vogliamo condividere con tutti i nostri lettori. Dopo essere diventato Società Benefit nel 2019, aver aderito al Global Compact delle Nazioni Unite nel 2021, Outdoor Magazine, insieme a tutte le altre testate e attività del gruppo Sport Press, è il primo media italiano del settore (e non solo) a diventare una B Corp. Oggi probabilmente a livello mondiale il più importante e serio riconoscimento in quest’ambito. Non a caso a fronte di decine di migliaia di richieste, solo una piccola percentuale ottiene la certificazione, spesso dopo un processo lungo e articolato (nel nostro caso durato ben tre anni), che presuppone un impegno continuo e fattivo atto al miglioramento delle practice della propria azienda. E che, soprattutto, non rappresenta un traguardo ma un nuovo punto di partenza (ogni tre anni occorre ricertificarsi).

Del resto, riprendendo la terza massima di cui sopra, per avere un buon raccolto per sé e da condividere con gli altri è fondamentale seminare il proprio campo con perizia e costanza. E soprattutto essere coerenti. Se un editore – o una qualsiasi altra azienda – parla, sempre più, di responsabilità e sostenibilità, che credibilità può avere se poi non è tra i primi a impegnarsi davvero su questi temi investendoci tempo e risorse?

Benedetto Sironi – Editoriale Outdoor Magazine n° 09/2022