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È online Eternit, un video targato Karpos, che vuole raccontare come Alessandro Zeni sia riuscito a ripetere l’omonima via nella falesia del Baule, aperta da Maurizio Zanolla, in arte Manolo. 

Un’impresa (di cui vi avevamo parlato qui) resa ancor più incredibile dalla morfologia della parete immersa tra le montagne bellunesi: estremamente liscia e, apparentemente, impossibile da scalare.

“Alla fine Eternit per me è una via che per molti aspetti ha rappresentato qualcosa di più di una semplice sfida con la parete. È stata una sfida anche con me stesso, con la volontà di ricercare quel qualcosa di me che, dopo tanti anni, pensavo fosse andata perduta per sempre. Un sogno che credevo si fosse annullato.”

Queste sono le parole con cui Alessandro Zeni inizia il suo racconto del rapporto con Eternit, una parete che ha visto per la prima volta nel 2010 e  che dal primo istante lo ha ammaliato grazie alla “bastionata di roccia chiara”.

“Ricordo di averla iniziata a provare, un pò timidamente all’inizio, perché non avevo ancora le capacità per salire una parete del genere: quelle piccole prese erano davvero molto piccole, facevano male sia alle mani, che alla testa e ai piedi. Era una scalata che, in qualche modo, ancora non concepivo. E poi con il tempo le cose sono cambiate.. “

Sono stati 23 i tentativi che hanno portato Alessandro Zeni a chiudere Eternit, un traguardo che porta il grado di 9a+. E nel giorno della riuscita non una, ma ben due salite!

“Nella vita capita spesso che qualcuno o qualcosa si metta tra noi e i nostri sogni, succede che ci saranno sempre degli ostacoli da superare. In quel momento le possibilità sono due: o ti abbatti e accetti la sconfitta senza provare, oppure accetti la sfida per quello che è, mettendoti alla prova e accettando i cambiamenti. Ricostruire un sogno non è facile, ma se ci riesci la felicità sarà ancora più grande di prima! Quindi credi in te stesso, circondati delle persone giuste, combatti per ciò in cui credi e sogna sempre in grande perché se ci credi ce la farai!”

 

Fonte: Karpos