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Molti di voi lo sapranno già. Per gli altri, vi invitiamo a leggere la notizia a fianco di questo editoriale, di cui vi anticipiamo qui il principale contenuto. Come in parte ci si attendeva, anche l’edizione 2022 di ISPO Winter “salta”. Ma non viene di fatto cancellata per il prossimo anno, bensì collocata a novembre. Così come viene anticipata a giugno la fiera estiva (addirittura a maggio quella del 2023). Scelte che hanno già creato dibattiti e discussioni tra gli operatori del settore, al di là del plauso dichiarato da parte delle aziende (soprattutto per voce dell’European Outdoor Group).

Sinceramente alcuni cambiamenti andavano adottati. Bene ha fatto ISPO – secondo noi e non solo – a ridurre la durata della fiera a tre giorni. Così come a porre un limite di spazio per gli stand, venendo incontro all’esigenza delle aziende di rimodulare impegni e costi per questo genere di eventi. Il deciso anticipo delle date pone invece qualche interrogativo e incognita. Considerando unicamente la questione temporale delle presentazioni delle collezioni, nonché l’avvio delle campagne vendite, risulta tutto sommato corretto, andandosi a collocare all’inizio di entrambi i processi. Fine gennaio (in alcune edizioni anche inizio febbraio) risultava ormai tardivo sotto questi due punti di vista.

Se però teniamo conto delle esigenze e abitudini dei negozi (in particolare quelli italiani), è chiaro che verrebbero in fiera con dati di vendita (sell out) meno significativi e parziali rispetto a quanto accadeva prima. Del resto è bene ricordare che negli anni passati la campagna vendite invernale partiva a dicembre ma in molti casi “andava lunga”. Concludendosi, soprattutto nel caso di calzature, attrezzatura e accessori, anche a marzo e aprile (a metà febbraio invece sul fronte abbigliamento).

Il Covid, si sa, ha scombussolato un po’ tutto. E la tendenza attuale, più o meno obbligata, è quella di anticipare il più possibile. Con buona pace della programmazione (anche) sulla base dei dati di sell out. Tra gli altri grandi cambiamenti, come sappiamo, i nuovi problemi legati a materie prime, produzioni, logistica e consegne, dei quali torniamo a parlare anche su questo numero. In una fase storica dove si cerca di “arrivare prima”, come dicevamo, in realtà tutti (o quasi) i marchi sono in ritardo. Del resto le motivazioni sono legate soprattutto ai produttori asiatici che negli ultimi mesi hanno lavorato a intermittenza o, in alcuni casi, si sono proprio fermati (vedi i due mesi di lockdown in Vietnam). Inevitabile che tutto questo si ripercuota anche sui listini e quindi sui prezzi al pubblico. A maggior ragione sarà importante, anzi fondamentale, da parte di tutti gli operatori comunicare al meglio queste dinamiche ai propri clienti (anche ai tanti “neofiti” che sono arrivati nel nostro settore, tema sul quale torniamo anche nelle prossime pagine). Facendo capire loro anche il valore aggiunto che tanti prodotti tecnici outdoor hanno rispetto ad altri. Oltre a puntare forte come non mai su qualità, cultura e servizio.

Benedetto Sironi – Editoriale Outdoor Magazine n° 11/2021