Uno dei maggiori focus che quest’anno contraddistingueranno gli Outdoor & Running Business Days – in programma il 12 e 13 settembre a Riva del Garda –  sarà l’attenzione alla tematica relativa al cambiamento climatico. Nella tarda mattinata di domenica 12 settembre troverà spazio il workshop “Scritto nel ghiaccio: viaggio tra le alpi in un clima che cambia”. Curato da Jacopo Gabrieli, responsabile delle attività di ricerca italiane del progetto Ice Memory, sarà un immancabile appuntamento per scoprire di più su quella che costituisce un’impresa ambientale di valore storico.

A supporto del progetto internazionale frutto della collaborazione tra il CNR, l’Università Ca’ Foscari Venezia e l’istituto svizzero Paul Scherre, ci sono anche importanti aziende outdoor come C.A.M.P., Karpos e AKU. Quest’ultima in particolare si è attivata per portare a Riva del Garda questo interessante contenuto.

“Se i nostri splendidi ghiacciai entro il 2100 davvero, come previsto, spariranno quasi completamente dalle Alpi, così non sarà per la memoria in essi conservata”. – Jacopo Gabrieli, ISP-CNR/Ca’ Foscari

Il progetto Ice Memory

Un team di ricercatori, partito il primo giugno da Alagna Valsesia ai piedi del Monte Rosa, ha trascorso cinque giorni a 4.500 metri di quota sul ghiacciaio Gorner con l’obiettivo di effettuare dei carotaggi, arrivando fino a una profondità di 82 metri.

Ed è proprio nel ghiaccio più vicino alla roccia che il campione dovrebbe contenere informazioni sul clima e l’ambiente vecchie di circa 10mila anni. Un magico, spettacolare, incredibile salto indietro nel tempo quello di questi scienziati che, con passione e dedizione, hanno prelevato dei campioni e che ora li dovranno far analizzare per datarli con certezza. Roba da film verrebbe da dire. E invece no, è successo veramente a inizio giugno.

Se le analisi del materiale prelevato daranno ragione alle ipotesi degli studiosi, quello raccolto sarebbe il ghiaccio più antico (mai ritrovato fino a oggi) dell’intero arco alpino. I campioni sono stati portati in Antartide, dove vengono conservati in una grotta appositamente preparata.

I protagonisti di questa avventura chiamata Ice Memory sono stati:

  • Jacopo Gabrieli, ricercatore presso Istituto di Scienze Polari, Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISP-CNR), responsabile delle attività di ricerca italiane del progetto Ice Memory ed esperto di climatologia in ambiente alpino e polare;
  • Fabrizio de Blasi (CNR/Ca’ Foscari);
  • Andrea Spolaor (CNR/ Ca’ Foscari);
  • Paolo Conz (guida alpina);
  • Margit Schwikowski (PSI);
  • Theo Jenk (PSI);
  • Francois Burgay (PSI)
  • Sabine Harbeke (ZHdK, PolARTS project);
  • Riccardo Selvatico (videomaker).

Dopo essersi acclimatati per un paio di giorni al rifugio Capanna Gnifetti, a 3.600 metri, sono saliti al Colle Gnifetti per il carotaggio. Hanno alloggiato poi alla Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa che ha riaperto al pubblico di alpinisti dalla seconda metà di giugno.

Il bottino è consistito in oltre 700 kg di sezioni di ghiaccio, raccolte in 18 casse termiche che ne preserveranno la qualità. Alcuni campioni sono già stati spediti a Venezia, altri a Villigen (in Svizzera) per analisi chimiche, biologiche e isotopiche.

Jacopo Gabrieli, responsabile delle attività di ricerca italiane del progetto Ice Memory

Ma la carota più profonda, quella che costituisce il vero e proprio archivio della storia climatica del pianeta Terra, “[…] farà invece un viaggio ben più lungo, raggiungendo DomeC sul plateau antartico. Qui verrà conservata, sotto l’egida di una fondazione internazionale, in una caverna appositamente preparata, al sicuro dagli effetti dei cambiamenti climatici, quale dono per le generazioni future”. Queste le parole di Jacopo Gabrieli a conclusione del progetto.

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