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La scorsa settimana vi abbiamo parlato di Green Manifesto, l’impegno programmatico di SCARPA per allineare la propria attività ai migliori standard internazionali nel campo della sostenibilità ambientale. Ma si tratta anche di una dichiarazione di intenti per il futuro, uno standard a cui l’azienda desidera attenersi ed essere responsabile di fronte al mondo.

Ne abbiamo parlato con il presidente Sandro Parisotto.

Nel mondo outdoor si parla spesso di sostenibilità, diventata in alcuni casi una tendenza più che un vero modo di essere e di agire. Cos’è per SCARPA la sostenibilità?

Per SCARPA essere sostenibili è qualcosa di naturale e imperativo. È il nostro sistema di fare impresa: ogni volta che pensiamo o realizziamo un nuovo prodotto cerchiamo di renderlo il più sostenibile possibile, anche se siamo consapevoli che al giorno d’oggi è ancora impossibile realizzare una calzatura che lo sia al 100%. Dobbiamo quindi cercare di assemblare e unire tutte le migliori innovazioni in termini di sostenibilità dei nostri partner/fornitori e integrarle nel nostro processo produttivo. La missione è quella di unire questo aspetto con la qualità e la durata dei prodotti che introduciamo nel mercato.

A livello pragmatico, in quali aspetti di gestione quotidiana si manifesta la sostenibilità?


In gran parte delle nostre azioni quotidiane, in particolare attraverso la differenziazione attenta degli scarti e l’utilizzo di energia rinnovabile. In questo senso disponiamo di impianti fotovoltaici installati sul tetto della nostra sede SCARPA, che nei prossimi mesi verranno rinnovati e ampliati e che ci permettono di essere indipendenti al 40% rispetto al nostro fabbisogno di energia. Quella addizionale chiediamo sia certificata come rinnovabile, in modo da non generare ulteriore CO2 nell’atmosfera e cercando di essere meno inquinanti possibili con il nostro operato.

E in quali aspetti dei processi produttivi e dei prodotti?

Per quanto riguarda il processo produttivo cerchiamo di creare meno scarti di lavorazione possibile e abbiamo centralizzato la produzione: circa il 60% della produzione avviene in Italia, permettendo di ridurre gli impatti dovuti agli spostamenti logistici, e oltre l’85% dei prodotti viene realizzato in fabbriche di proprietà, garantendo un controllo diretto e puntuale sulle pratiche sociali, ambientali e lavorative adottate. E infine, nel prodotto siamo molto attenti a selezionare il meglio che i fornitori ci offrono, anche a partire da nostri imput. Siamo sempre alla ricerca di materiali e tessuti di cui i prodotti dell’outdoor hanno bisogno per essere perfomanti, ma che uniscano alla tecnica e alla performance anche l’essere eco-friendly, sull’esempio del Pebax Rnew (materiale totalmente biologico e riciclabile che abbiamo utilizzato per primi negli scarponi da scialpinismo). Ci aspettiamo sviluppi futuri in questo senso, soprattutto perché è il consumatore finale a richiederlo.

Troverete l’intervista completa sul n. 02 di Outdoor Magazine.