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Nel corso della prima giornata di Ispo 2021 (qui il report completo), si sono tenute due conferenze sull’industria degli sport invernali, dai titoli “Stakeholders insieme, con lo sport di nuovo sulla strada del successo” e “Agire ora in tutti i settori e Paesi”. Il tema comune riguardava la ripartenza del settore sportivo, con particolare riferimento al mondo outdoor, al termine della situazione d’emergenza pandemica. Nel primo caso analizzato dal punto di vista industriale-economico e nel secondo, invece, osservandolo sotto diversi aspetti come quello commerciale, industriale, turistico e sportivo.

1ª conferenza

A intervenire Tobias Gröber, responsabile dei beni di consumo di Messe München GmbH, e Wolfgang Pohl, presidente dell’associazione tedesca maestri di sci, moderati dal direttore generale dell’agenzia di comunicazione TOC Thomas Ammer.

Secondo Gröber “l’intero settore degli sport invernali non è legato solo al retail, industria, hotel, scuole di sci, maestri di sci, ecc, ma sono tutti legati e uniti in un sistema unico, un ecosistema. Il problema è che in passato hanno cooperato e collaborato molto”, quindi adesso per alcuni è molto difficile. In questo modo, però, l’intero settore industriale “ha capito che c’è qualcosa di più oltre i prodotti e che tutto è collegato”. Inoltre, gli sport invernali “fanno parte di un grandissimo trend, importante per la società e il mondo intero: la salute. Il contributo che dà alla salute (mentale e fisica) è alto, quindi da utilizzare e promuovere”, non solo a livello teorico o di perfomance, bensì “lavorare tutti insieme per un bene più grande”.

Cinque anni fa, in Germania, tre associazioni nazionali (la Federazione nazionale di sci, quella di snowboard e quella dei maestri di sci) hanno lanciato un’iniziativa chiamata rivolta ai giovanissimi. Cosa c’è dietro? A rispondere è Pohl: Con questo network vogliamo enfatizzare l’importanza degli sport invernali per l’economia, il turismo, la salute e il fitness, ultimi ma non ultimi. Importanti – questi – anche per i bambini”, che ora più che mai hanno la necessità di uscire, stare all’aria aperta, “approcciarsi al mondo”. Un progetto, dunque, che non riguarda solo lo sport, ma anche l’industria, il turismo, le risorse, la scuole, i negozi… è multiplo” ed è “molto importante per tutti noi”.

Ad Ammer che domanda “Cosa è stato fatto per questa stagione e cosa si potrebbe fare potenzialmente per la prossima?”, Pohl risponde: La migliore soluzione è la riapertura degli ski resort il prima possibile, alla fine del lockdown, il 15 febbraio in Germania per esempio. Non viene compreso che le persone devono avere anche la possibilità di muoversi, bensì ci sono ancora restrizioni per praticare attività outdoor”. Lo sport non è legato alla politica, agli enti o ad altro, ma è “salutare, naturale e vitale: è molto importante”. Bisogna capire che i nuovi sport invernali, come lo skitouring, devono essere accettati, supportati e amministrati adeguatamente, a seconda di come vanno le cose, non essere bannati. Quindi “quello che credo” è che “ci sono grandi possibilità per i nostri stakeholder già in questo inverno e anche per il futuro”.

2ª conferenza

Moderati dal giornalista di Eurosport Guido Heuber, si sono confrontati in una tavola rotonda – in parte virtuale e in parte in presenza – Christophe Weissenberger (direttore generale di Uvex & Alpina), Franz Föttinger (ceo di Fischer Sports), Frank Geisler (direttore operativo di Intersport), Stefan Rosenkranz (direttore generale di BSI, associazione tedesca dell’industria degli articoli sportivi) e Stefan Herzog (presidente dell’associazione dei rivenditori sportivi tedeschi VDS & Fedas).

Alla domanda “Cosa pensi bisogni fare adesso per preparare un futuro migliore nel mondo dell’industria?”, Geisler risponde: Innanzitutto bisogna pensare alle innovazioni, ma intendo quelle vere non quelle fasulle, perché ormai ogni consumatore è molto informato grazie a Internet e sa riconoscere le vere innovazioni”. Il secondo punto, invece, riguarda il far tornare la “vera industria sportiva”, perché “penso che le restrizioni che abbiamo adesso non provengono dal mondo dello sport”. Infine, “il terzo punto riguarda fare delle pianificazioni ed essere più flessibili”. Un comportamento che si riflette già in un’iniziativa “che ho supportato 4/5 anni fa in Svizzera”, quando “portavamo i ragazzi a praticare sport invernali. Mi ricordo anche che quando ero piccolo ogni scuola realizzava una settimana bianca e tutto veniva completamente bloccato”. Per poi concludere che nel mondo delle attività sulla neve bisogna portare divertimento e turismo, con maggiore concentrazione sullo sport.

Herzog, invece, ricorda che In Europa ci sono sei milioni di praticanti e per loro lo sport è sicuramente molto più del business. Anche lui rivolge uno sguardo ai più giovani che “quest’anno hanno perso tantissimo. È un peccato. Anche questo è un aspetto molto vicino alla salute, che stiamo vedendo anche adesso con la pandemia. Bisogna ricordarsi quanto gli sport siano salutari, visto che si esce, ci si incontra, ecc. Penso che il tema della salute è collegato allo sport e per noi è un punto importante”.

“Cosa ci prepariamo alla prossima stagione? Non possiamo prevederlo, però abbiamo un piano, anche se è ovvio che”, soprattutto quest’anno, sarà “una vera sfida sia per i retailer che per l’industria, sostiene Weissenberger. “Abbiamo avuto una grande perdita nel nostro business che va compensata. Quello che facciamo è cercare di salvare il più possibile i costi, come fanno tanti altri nella logistica e nel marketing”. Riguardo al futuro e i nuovi progetti “abbiamo fatto veramente grandi e alti investimenti, alcuni posticipati al 2022 (quindi due anni in avanti)”, senza dimenticare i carry over che “sono molti importanti anche per i retailer” e ce n’è sempre “bisogno nelle collezioni”.

Föttinger, però, tiene a precisare che ci sono alcuni settori che vanno molto bene, come il nordic skiing che sta davvero spingendo e l’alp touring, stabilendo “un trend che aiuta un po’ in questa situazione”.