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20 Gennaio 2021

Il 16 gennaio è stata la giornata del Nepal. Il gruppo dei “fantastici dieci”, capitanato da Nirmal Purja (nell’ambiente noto come Nims), ha raggiunto la vetta del K2 nella stagione più fredda. Il K2 era l’unico Ottomila a non essere mai stato espugnato in inverno e per questo la sua conquista era, da anni, il sogno di molti alpinisti di fama. In tanti ci avevano provato, nessuno ci era ancora riuscito.

Denis Urubko era quello che, lo scorso anno, aveva raggiunto in solitaria il punto più alto (7.600 metri) senza però realizzare il sogno della vetta. Pochi giorni fa, invece, la montagna degli italiani (i primi furono Compagnoni e Lacedelli nel luglio del 1954) si è finalmente concessa. Si è lasciata salire da un gruppo di Sherpa guidati da un ex Gurkha (Nims), tutti originari del Nepal. Il gruppo è salito attrezzando la via e, così è stato dichiarato, si sono aspettati appena sotto la vetta, in modo che nessuno di essi potesse arrogarsi il merito di essere “il primo” e che il K2 invernale fosse veramente la vittoria del Nepal. Una bella rivincita per questo popolo che, figlio delle più alte montagne del pianeta, non aveva mai avuto la soddisfazione, fino a oggi, di mettere la propria firma su un Ottomila. E che Ottomila! Gli sherpa che hanno compiuto l’impresa sono infatti alpinisti fortissimi, che più volte si sono occupati di attrezzare vie di salita per i loro clienti, accompagnandoli fino in cima ma lasciando a questi la gloria dell’impresa. Il 16 gennaio, invece, la gloria è stata tutta per loro.

Durante il ritorno dei dieci al campo base si era dato per scontato (anche viste le precedente salite di Nims) che tutti avessero utilizzato, durante la salita e fino in vetta, l’ossigeno supplementare. A smentire le voci è stato lo stesso Nims che, con un messaggio lucido e coerente, ha dichiarato di aver scelto, questa volta, di non utilizzare l’ossigeno.

L’ex gurkha dell’esercito britannico ha spiegato in questo modo le ragioni di questa sua scelta personale.

“L’invernale al K2 è stata una sfida bestiale. Credo fermamente che un’impresa di tale calibro non sia assolutamente possibile se non si ha uno scopo o se l’obiettivo è esclusivamente la propria gloria. Ho sempre saputo di cosa sono capaci la mia mente e il mio corpo. In breve, sulle mie salite precedenti, trasportavo ossigeno supplementare dagli 8.000 metri in su, ma personalmente ero soddisfatto del mio lavoro fino a 8.000 metri. Era una mia scelta e avevo le mie ragioni e la mia filosofia.

Questa volta è stato difficile prendere la decisione se scalare con o senza ossigeno supplementare. A causa delle condizioni meteo e dei tempi, non mi sono acclimatato adeguatamente. Sono riuscito a dormire solo fino al Campo 2 (6.600 m). Idealmente gli scalatori hanno bisogno di dormire o almeno di toccare il Campo 4 prima di effettuare una spinta di vertice. La mancanza di acclimatazione, i morsi del gelo fin dalla prima rotazione e il rallentamento degli altri membri del team, mettendo a rischio la sicurezza di tutti, erano le incertezze fondamentali.

La sicurezza del mio team è ed è sempre stata la mia priorità assoluta. Ho guidato 20 spedizioni di successo finora e tutti i membri della mia squadra sono tornati a casa esattamente come erano usciti di casa, cioè senza perdere le dita delle mani o dei piedi. Questa volta ho corso un rischio calcolato e ho continuato senza ossigeno. La  fiducia in me stesso, conoscendo la forza del mio corpo, la capacità e l’esperienza maturata nella scalata dei 14 Ottomila, mi hanno permesso di stare al passo con il resto dei membri del team, pur guidandoli.

LAVORO FATTO! INVERNALE AL K2 SENZA OSSIGENO SUPPLEMENTARE!

Ci sono molti casi, in cui gli scalatori  hanno rivendicato vette senza ossigeno, ma hanno seguito la via che abbiamo aperto e usato le corde fisse che avevamo sistemato. Alcuni di loro sono ampiamente noti all’interno della comunità alpinistica. Cosa può dirsi etico? Personalmente, non era mai stato importante per me e ancora non lo è. Provenendo dalle forze speciali del Regno Unito, si è stati e si è fatto di tutto, ma non stiamo a farne una grande storia. È una scelta personale. La natura e la montagna sono per tutti. Fai la tua scelta!”

 

Tatiana Bertera