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Boom di interesse per lo scialpinismo. Questa una delle conseguenze (positive) della situazione attuale dettata dalla chiusura degli impianti di risalita e dalla necessità di distanziamento sociale. Una tendenza (già preannunciata) con più conseguenze e prospettive.

Uno dei temi cruciali – come avevamo analizzato nella nostra inchiesta – diventa quello della sicurezza, in un momento in cui neofiti e frequentatori abituali della pista si approcciano a una disciplina che ha intrinsecamente dei rischi legati alla montagna innevata, in ambiente naturale e spesso non gestito.

A tal proposito la Scuola di alpinismo Mmove di Arco (TN) ha promosso alcuni webinar gratuiti dal titolo “Scialpinismo oggi: restrizioni, nuove prospettive e sicurezza”, moderati dal giornalista Ruggero Bontempi. Tra i relatori, esperti dello scialpinismo, aziende di riferimento e specialisti del settore, che si sono confrontati su questo fenomeno emergente e sul tema della sicurezza appunto. Un confronto costruttivo, da cui sono emerse anche molte indicazioni utili ai neofiti. Interessante dunque sia per gli addetti ai lavori ma anche al pubblico finale.

“In queste settimane di neve libera e piste chiuse, ho notato dei cambiamenti rispetto ad altri anni: ci sono più richieste di accompagnamento in giornata rispetto a quelle su più giorni. C’è molta voglia di imparare velocemente le modalità di approccio alla disciplina, obiettivo molto difficile in una sola giornata”, dichiara Mauro Girardi, direttore della scuola Mmove, accompagnatore professionale di montagna.

“Quello che è importante trasmettere in quanto scuola di alpinismo è che la formazione richiede tempo”.

“Ad affrontare i sentieri fuoripista non sono solo estranei alla montagna, ma anche escursionisti abituati a muoversi in quegli stessi percorsi in estate, afferma nel suo intervento Martino Peterlongo, presidente del Collegio Guide Alpine Trentino. “Tendenzialmente il primo approccio è con la ciaspola e il problema è che, con questo attrezzo come con uno sci o una splitboard, si possono raggiungere posti che, se innevati, nascondono diversi pericoli. La neve genera infatti un terreno infido”.

A intervenire sono anche due figure di Ortovox, azienda tecnica produttrice di attrezzatura per la sicurezza, ma anche attiva nella sensibilizzazione su questo tema e formazione per l’utilizzo di tali prodotti. “Avevamo iniziato questo percorso di stimolo all’approfondimento della gestione neve fin dal 2011: si mostrava la necessità di impegnarsi non solo a vendere attrezzatura e abbigliamento, ma anche a fare cultura, sostiene Manuel Lugli, marketing and communication manager di Outback 97. “Nati come azienda tecnica di dispositivi di ricerca in valanga, abbiamo dato vita poi alla Safety Academy. La tendenza è un aumento in generale dell’interesse di conoscenza che però, concretamente, non si dimostra nel tempo che le persone dedicano alla formazione. Bisognerebbe educare alla sicurezza e farlo in modo diversificato. La proposta formativa infatti dovrebbe arrivare da più parti, dalle aziende ai negozianti, perché seppur tolga tempo alla vendita porta a un ritorno di qualità”.

“Il messaggio dell’azienda è quello di essere preparati”, gli fa eco Giovanni Pagnoncelli, sales and marketing assistant di Ortovox Italia.

“Per andare in montagna è richiesto un buon livello di conoscenza. Non solo allenamento, ma metodologia”.

Un commento arriva anche da Matteo Massardi, titolare di Gialdini Srl: “Per 100 sci e pelli non abbiamo veduto di certo 100 kit di sicurezza: la proporzione è ancora troppo bassa. Devo ammettere che un po’ di sensibilità in più sulla tematica sicurezza l’abbiamo avvertita, ma non abbastanza. Il consiglio che diamo ai nostri clienti è di prendere una guida alpina, attrezzarsi e guardare previsioni meteo e il bollettino valanghe”.

Troverete l’articolo completo nel n. 01 di Outdoor Magazine.