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14 Gennaio 2021

L’apertura degli impianti sciistici potrebbe ulteriormente essere posticipata, rischiando di creare danni irreparabili a tutta l’economia montana che, nella stagione fredda, vive di turismo legato agli sport invernali.

Dallo scorso novembre Anef è al lavoro per presentare un protocollo di sicurezza che possa soddisfare le richieste imposte dalle istituzioni che, un protocollo che è stato modificato e poi approvato dal CTS. Ma si aspetta ancora il via libera.

“Il rischio che salti l’intera stagione è più che mai reale, purtroppo”. Queste sono le parole di Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari. “E questa è una vera tragedia perché per noi c’è anche il dopo – aggiunge – La nostra ripartenza sarà solo il prossimo Natale. Si tratta di una débacle senza precedenti, non solo per noi ma per tutti i lavoratori”.

“Lanciamo un appello al governo affinché pensi ai ristori di questo settore così particolare. Gli impianti a fune sono un settore che comincia a lavorare ad aprile-maggio in vista della stagione che parte a dicembre. Abbiamo quindi lavorato otto mesi con delle spese. Parliamo di aree che si sviluppano su tanti ettari. Noi continuiamo a spendere tutt’ora. Queste sono considerazioni da valutare da parte del governo, così come hanno fatto Oltralpe, dalla Francia all’Austria”.  Valeria Ghezzi

Secondo una prima stima fatta dalle stesse Regioni dell’arco alpino, la perdita causata dalla mancata apertura degli impianti ammonta a 11-12 miliardi di euro: “Come Regioni di montagna abbiamo presentato i primi dati allo Stato: il comparto neve in questo periodo ci ha rimesso almeno 11-12 miliardi, questo significa che per un intervento minimo di recupero delle perdite delle società servono 4-5 miliardi”, ha riferito in Consiglio Regionale Luigi Bertschy, vice presidente della Valle d’Aosta e assessore allo sci.

La situazione che a oggi si prospetta, almeno in Alto Adige, sarebbe l’apertura di seggiovie e funivie solo per i residenti, ma i gestori degli impianti di sci non ci stanno in quanto ritengono che non ne varrebbe la pena.

Diviene quindi fondamentale la mobilità tra regioni per sostenere tutti i costi necessari per sostenere l’apertura dei comprensori sciistici.