“Per noi non è solo una sciata, ma una questione di vita o di morte”.

Sono dure, di ghiaccio, le parole della presidente di ANEF Valeria Ghezzi, intervenuta martedì 22 dicembre al secondo appuntamento di Skipass Panorama Turismo – Live streaming trasmesso in diretta Facebook. Se avessimo avuto una risposta circa le aperture, staremmo già lavorando per renderle possibili. Purtroppo, viviamo una situazione sanitaria che non tranquillizza e oggi c’è ancora grande incertezza e non è per niente sicuro che il 7 gennaio la stagione partirà”.

Protagonisti dell’incontro sono stati Marco Momoli direttore di Modena Fiere, Lorenzo Conci presidente del comitato 3Tre di Campiglio, Tullio Serafini presidente dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio – Pinzolo – Val Rendena, Rolando Galli presidente del Consorzio APM e di SAF – Società Abetone Funivie e Giampiero Orleoni presidente Arpiet Associazione regionale piemontese delle imprese esercenti trasporto a fune e, appunto, Valeria Ghezzi presidente di ANEF. Il format digitale proposto da Skipass nasce inizialmente per colmare la mancanza della tre giorni modenese, ma visto il successo ottenuto vuole diventare un appuntamento fisso, consentendo così agli appassionati di vivere una fiera che dura 365 giorni l’anno.

L’intervento di ANEF

È difficile pensare a come aprire non avendo un protocollo approvato dal CTS, continua la presidente. “Se non lo approvano entro Natale, ed è impensabile arrivati a questo punto, il 7 non potremo aprire gli impianti. I governatori dei territori di montagna hanno fatto di tutto per darci una mano, la speranza che ci resta è riuscire ad aprire nella seconda metà di gennaio, che a oggi è il vero obiettivo realistico, ma serve che calino i contagi per ottenere questo. Abbiamo scritto a diversi membri del governo, anche tramite Confindustria, ma a oggi non abbiamo ancora raccolto certezze sul futuro. Mi sono resa conto che, vista l’evoluzione della situazione pandemica, è molto difficile avere un confronto risolutivo su questi temi.

Valeria Ghezzi prosegue il suo intervento puntualizzando che il problema non è, però, solo nazionale: infatti sia Austria che Svizzera non hanno mai chiuso gli impianti e si auspica che questo potrebbe essere un incentivo per l’Italia, che certo non può restare l’unico territorio delle Alpi a non aprire le stazioni sciistiche. Anche la Francia ha un obiettivo di apertura e di chiarezza sui ristori, cosa che invece l’Italia non ha. “Noi siamo tutti pronti, nel momento in cui si potrà aprire, a rimboccarci le maniche e farlo nel tempo più breve possibile, ma abbiamo bisogno di risposte che non arrivano”.

L’impatto economico della chiusura resta centrale nell’analisi dell’emergenza. “Dai conti che ho fatto, sul piano economico conviene aprire, se si riesce a farlo, entro fine gennaio o al massimo ai primi di febbraio. Se si andasse oltre non converrebbe più. Intanto, per un motivo strettamente economico: non guadagneremmo, ma potremmo ridurre i debiti. Poi per tenere in vita le nostre stazioni dando lavoro alla nostra gente. Noi vogliamo aprire”, conclude Valeria Ghezzi, “faremo il possibile e anche l’impossibile, seppure tra mille incertezze, però non vogliamo e non dobbiamo illudere nessuno. Per noi questa non è solo una sciata, ma una questione di vita o di morte. È un pezzo di economia del Paese che rischia di scomparire. E finora non sono stati stanziati adeguati ristori per i lavoratori del settore, gran parte dei quali sono stagionali, così da aiutarli ad affrontare questa crisi così lunga”.

Campiglio

Parlando di località, anche Tullio Serafini, presidente dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio, dice la sua circa le ultime decisioni prese dal governo: Noi siamo pronti perché, prima o poi, questa stagione dovrà partire e Campiglio si sta attrezzando con tante iniziative. E continua: “In un’ottica di apertura impianti, le difficoltà sono le stesse sia per un grande comprensorio sciistico che per una piccola stazione e dovranno essere affrontate dagli imprenditori, in quanto l’assunzione del personale che normalmente serve per la gestione di una stazione sciistica, costituisce un impegno non indifferente”.

Abetone

Rolando Galli, presidente del Consorzio APM e di SAF, è anche un atleta master che fino a oggi ha potuto allenarsi in quanto regolarmente tesserato Fisi. “Come dice Valeria anche in Appennino c’è tutta una filiera allo stremo. L’anno scorso l’inizio stagione non è stato dei migliori, poi quando le condizioni ambientali ci hanno consentito di lavorare bene, abbiamo dovuto chiudere causa Covid. Quest’anno c’è neve, ne abbiamo circa un metro a bassa quota e due in alto, ne è prevista altra per le vacanze natalizie. Sarebbe davvero potuto essere un bianco Natale e invece rischiamo diventi un Natale nerissimo! Per quanto riguarda la politica dei rimborsi degli skipass stagionali già erogati, invece, si dovrà valutare il da farsi, nella speranza che si riesca ad agevolare tutti”.

Piemonte

Altro protagonista dell’evento è stato Giampiero Orleoni, presidente Arpiet Associazione regionale piemontese delle imprese esercenti trasporto a fune, che era presente in piazza Castello a Torino durante la manifestazione pacifica. “Sono uno dei promotori dell’evento perché sono anche maestro di sci, iscritto al Collegio piemontese. Siamo scesi in piazza proprio per far capire che la montagna e lo sci non sono solo gli impianti a fune, ma dietro c’è un mondo che lavora, che produce, che crea ricchezza, che crea PIL a livello regionale e nazionale, cosa che, a quanto pare, non sembra essere molto recepita da parte di chi di governa. La notizia appena arrivata dal presidente Roda non ci voleva: non consentire gli allenamenti ai ragazzi degli sci club significa bloccare anche quel poco di lavoro che stava avvenendo sulle piste da sci, qualcosina le stazioni stavano guadagnando, anche gli allenatori e i ristoratori”.

Senza contare che questo blocco metterà tutte le persone qualificate nella condizione di cercare altri lavori per portare a casa lo stipendio, il che significherebbe la perdita per il settore di figure altamente specializzate. “Sembra esserci una sorta di accanimento per cui non riesco a darmi una ragione; penso che tutto questo sia iniziato a marzo, quando il ministro Boccia davanti a tutta Italia ha comunicato la chiusura degli impianti sciistici perché, con la loro apertura, avrebbero contribuito alla diffusione del virus. Sulla scia di queste idee oggi gli assembramenti che si creano nei centri delle città e nei centri commerciali non sembrano essere un problema, ma la coda che si è formata per qualche minuto a Cervinia sì. A Roma non hanno la visione reale di quello che è il nostro mondo cosa che invece hanno chiara nelle regioni, grazie all’indotto che il mondo neve produce”.

Infine, una luce. In diretta dalla 3Tre di Campiglio, sulla quale nel tardo pomeriggio si è disputata la tappa italiana, a porte chiuse, di slalom speciale di Coppa del Mondo, Lorenzo Conci racconta quanto, nonostante tutte le difficoltà dettate dal momento, gli organizzatori e la società impianti abbiano fatto un ottimo lavoro per garantire un manto nevoso impeccabile. “Quella di Campiglio è una bella occasione per parlare di sport attivo e di montagna”.

Insomma, sul fronte apertura impianti non ci sono notizie che possono confortare l’intera filiera della neve. Il 7 gennaio si avvicina e il CTS non ha ancora dato il proprio via libera. Bisognerà prendere in considerazione un ulteriore rinvio?