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Situato nel pieno centro di Milano, più precisamente in via Torino, Tutto per lo Sport è uno dei punti di riferimento per l’outdoor meneghino. Con l’emanazione dell’ultimo Dpcm l’Italia è stata suddivisa in zone gialle, arancioni e rosse, con le conseguenti limitazioni legate alla gravità dell’emergenza Covid.

La Lombardia è stata dichiarata zona rossa sino al 30 novembre, ciò ha significato la chiusura di molti esercizi commerciali, esclusi i negozi di articoli sportivi, la cui serranda è rimasta alzata.

Davide Carton, titolare di Tutto per lo Sport

Abbiamo fatto due chiacchiere con Davide Carton, titolare di Tutto per lo Sport, che ci ha raccontato come sono andate queste prime settimane di lockdown.

Il Dpcm emanato lo scorso 4 novembre ha decretato la non chiusura dei negozi di articoli sportivi. Avete vissuto questa decisione come un’opportunità o uno svantaggio che porta un potenziale danno economico?

Entrambe le cose. All’inizio l’abbiamo vissuta come un’opportunità, poi pian piano, quando la situazione si è evoluta, come un danno. Non ci sono aiuti da parte delle istituzioni, tantomeno sono state fatte promozioni: le prime due settimane di questo nuovo lockdown la gente non sapeva di poter venire in negozio, abbiamo lavorato talmente poco che è stato come se fossimo stati chiusi.

Le aziende hanno consegnato tutto il materiale ordinato in campagna vendita?

Nel momento in cui è arrivata la decisione del lockdown, la merce era arrivata solo parzialmente, alcuni prodotti che abbiamo ordinato non sono disponibili nelle aziende; noi di conseguenza abbiamo scelto di effettuare comunque una riduzione. Molto materiale sarebbe dovuto essere consegnato tra ottobre e novembre. Vedremo. Certo è che abbiamo bisogno di merce, altrimenti non possiamo lavorare.

Come vi stanno supportando le aziende in un momento così particolare e difficile? 

Durante il primo lockdown le aziende ci sono venute incontro, concedendo a proroga dei pagamenti di 30/60 giorni, altre al contrario ne hanno avuto bisogno, quindi ci siamo trovati costretti a effettuarli. Per questo secondo lockdown, invece, non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione da parte di molte aziende, tranne due: una, legata al mondo dello sci, mi ha concesso il pagamento dell’abbigliamento a gennaio 2022, e un’altra di “tirare le somme” a fine stagione, decidendo se ritirare l’invenduto oppure se tenerlo per la prossima stagione con lo spostamento dei pagamenti.

Quali sono le categorie merceologiche più vendute?

Direi scarpe e zaini che possono essere sfruttati anche in città e, con l’arrivo del freddo, anche qualche giacca.

State sfruttando l’e-commerce? Avete messo in atto delle campagne di comunicazione ad hoc anche sfruttando i social?

Non abbiamo e-commerce. Essendo un negozio nel centro di Milano abbiamo sempre vissuto sul passaggio della gente. Non abbiamo messo a punto alcuna strategia di comunicazione sui social, ma abbiamo solo comunicato sul nostro profilo Google l’apertura del negozio e qualcosina su Facebook.

State portando avanti delle azioni singole o condivise con gli altri negozianti per far sentire la vostra voce a livello istituzionale?

No, né singole né con gli altri negozianti. Anche pensando ad altre azioni intraprese con colleghi, non dello stesso settore, di fatto non si riesce a mettere in piedi niente di concreto purtroppo.