In questo articolo si parla di:

Un grido d’aiuto. Questo è quello che Davide Branaglion, proprietario di Sporting San Lorenzo di Milano, rivolge direttamente al sindaco della sua città, nonché affezionato cliente Beppe Sala. Dopo la firma del nuovo Dpcm, infatti, che ha confermato l’apertura dei negozi al dettaglio di articoli sportivi, alcuni esercenti si domandano quanto questo provvedimento abbia realmente senso nel concreto di tutti i giorni. Se da una parte rimane possibile raggiungere gli shop che rientrano nel decreto, dotandosi dell’apposita autocertificazione, dall’altra bisogna capire quanti saranno i clienti che, a fronte di una seconda ondata di contagi, usciranno di casa per andare a fare acquisti, senza contare che migliaia di persone sono tornate in cassa integrazione e le possibilità di spesa si sono nuovamente abbassate.

È questo il sunto del post che Branaglion ha pubblicato oggi pomeriggio su Facebook. Uno sfogo pubblico che, come si legge nei commenti, dà voce ad altri esercenti che la pensano allo stesso modo e che ottiene il sostegno di molti cittadini, che lo invitano a farsi forza (qualcuno tagga anche il primo cittadino Sala).

Di seguito il testo completo del post.

“Caro sindaco, questo è un grido d’aiuto!
Le scrivo perché, per la prima volta in 30 anni, questa mattina ho fatto veramente fatica ad aprire il mio negozio. Sono il proprietario di quel negozietto di sci e articoli per la montagna in via Carroccio; quel negozio dove anche lei ogni tanto si serve e che negli anni è diventato un piccolo punto di riferimento per gli sciatori milanesi.
Le scrivo perché lei è il mio sindaco, l’ho votata, la rispetto come manager e come uomo, e, anche se non sono sempre d’accordo con lei, confido nella sua buona gestione della città.
Le scrivo perché lei è uno sportivo, uno sciatore e forse può capire di cosa parlo.

Ho smesso di pretendere di capire ma ora pretendo che qualcuno mi aiuti.
Abbiamo perso metà della stagione scorsa, siamo sprofondati ma ci siamo rialzati; eravamo pronti a collaborare, a fare sacrifici, ma non a farci prendere in giro.
Gli impianti da sci sono chiusi, i miei dipendenti a casa con una cassa integrazione ridicola, che a oggi attendono ancora da marzo; gli spostamenti vietati, le attività sportive ferme, è sconsigliato alla gente di uscire di casa… e io devo stare aperto?!?
Con grande sorpresa leggo che i negozi di articoli sportivi resteranno aperti, ma secondo lei i miei clienti come dovrebbero comportarsi? Farsi un’autocertificazione per comprovata necessità per venire a comprare gli sci? Ovviamente se resto aperto non avrò diritto a nessun aiuto!

Non voglio la carità, ce l’ho sempre fatta con le mie forze, ma le chiedo sinceramente: cosa devo fare?
Le chiedo di aiutarci a fare chiarezza, di farci vedere che c’è una via da percorrere e di percorrerla insieme, ma, la prego, alzi la voce perché voglio sentire che il mio sindaco lotti e urli per evitare che ci prendano in giro.
Davide Brancaglion”