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19 Maggio 2020

La pubblicazione del DPCM del 17 maggio 2020 ha cambiato finalmente le carte in tavola per quanto riguarda l’attività sportiva nel suo complesso, dettando delle linee guide che coinvolgeranno anche il mondo dell’arrampicata.

Il decreto tratta la tematica in quattro punti principali che coincidono con le lettere d), e), f) e g) di seguito riportate:

– “E’ consentito svolgere attività sportiva o attività motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, ove accessibili, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti”;

– “le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, sono consentite, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a porte chiuse”;

– “l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte presso palestre, piscine, centri e circoli sportivi, pubblici e privati, ovvero presso altre strutture ove si svolgono attività dirette al benessere dell’individuo attraverso l’esercizio fisico, sono consentite, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a decorrere dal 25 maggio 2020”.

– “per l’attuazione delle linee guida, di cui alle precedenti lettere e) e f), e in conformità ad esse, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e dal CIP, nonché le associazioni, le società, i centri e i circoli sportivi, comunque denominati, anche se non affiliati ad alcun organismo sportivo riconosciuto, adottano, per gli ambiti di rispettiva competenza e in osservanza della normativa in materia di previdenza e sicurezza sociale, appositi protocolli attuativi contenenti norme di dettaglio per tutelare la salute degli atleti, dei gestori degli impianti e di tutti coloro che, a qualunque titolo, frequentano i siti in cui si svolgono l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere;”

Da qui la decisione della Federazione di attuare quanto indicato al punto g) dell’articolo 1 del DPCM 17.05.2020 e fornire il necessario supporto alla riapertura in sicurezza degli impianti d’arrampicata sportiva, nel rispetto della normativa vigente e finalizzato al contenimento e la riduzione del rischio da Covid-19. Il protocollo, elaborato con il contributo di un gruppo di lavoro composto da esponenti di tutte le professionalità richieste (dirigenti sportivi, medici specialisti, giuristi in ambito sportivo, gestori di impianti sportivi, tecnici federali, etc, lascia inteso però che:

“stante l’eterogeneità delle palestre di arrampicata, ogni gestore di impianto di arrampicata sportiva dovrà adattare il presente Protocollo alle proprie realtà ed esigenze, prevedendo eventualmente misure anche più restrittive, con particolare riferimento agli aspetti e obblighi, sempre connessi alla riapertura, ma strettamente derivanti dalle specifiche caratteristiche del gestore ( ad esempio natura giuridica, essere o meno un datore di lavoro, etc. ), per i quali si raccomanda di fare riferimento ed applicare altresì le disposizioni specificatamente emanate per ogni settore.

Sono, in ogni caso, fatte salve tutte le misure precauzionali aggiuntive eventualmente previste dalle disposizioni emanate per il contenimento del COVID-19, sia a livello nazionale sia a livello regionale, comprese quelle relative agli spostamenti.

La F.A.S.I., nel precisare come le disposizioni indicate nel presente Protocollo siano di natura urgente ed eccezionale, si riserva di apportare ogni modifica, più o meno restrittiva, laddove richiesta dall’emanazione di nuove norme derivanti da sopravvenute evidenze scientifiche.