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L’Unione Nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti Montani, in accordo con le Associazioni italiane dei Rifugisti si è fatta promotrice di una richiesta importante che deciderà il futuro prossimo dei rifugi.

Infatti è stato trasmessa al Governo la richiesta di sbloccare le aperture delle strutture e definire un percorso verso la stagione estiva al fine da poter ridare ossigeno al turismo di montagna. I rifugi alpini e i rifugi escursionistici sono perlopiù identificati con codice Ateco 55.20.3 e descrizione “rifugi di montagna”.

In molte regioni italiane, i rifugi possono effettuare servizio di ristorazione sia interna (ospiti camere) sia esterna (pubblico).

“Nella realtà delle piccole comunità alpine sono, insieme ad altre strutture di tipo extra alberghiero, molto spesso sostitutivi degli alberghi. I rifugi pertanto si trovano a offrire servizi di ospitalità anche per motivi di lavoro, come è riconosciuto in questo particolare momento agli alberghi. Fornendo anche servizio di ristorazione al pubblico sono anche equiparati ai ristoranti (codice Ateco 56.) ai quali è concesso, sempre in questo momento, offrire servizio di asporto”, scrive il presidente Uncem Marco Bussone ai Ministri Boccia, Franceschini, Patuanelli.

Le Associazioni di rifugisti, insieme a Uncem e ai Comuni hanno chiesto al Governo la possibilità che i rifugi, alpini ed escursionistici, possano essere inseriti tra i codici attivi non con fini turistici, ma esattamente con le stesse modalità operative di alberghi e ristoranti per poter essere messi in condizione di offrire i servizi di take-away e ospitalità.

“Questa azione comunque non vedrà come conseguenza l’apertura indiscriminata di tutti i rifugi, ma di quella parte che pensa di poter offrire un servizio ragionevole e responsabile adatto alle circostanze contingenti o richieste”, evidenzia Guido Rocci, presidente Agrap, Associazione dei Rifugisti del Piemonte.