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Claudio Migliorini, ambassador Kayland, ha tra le sue ultime imprese alpinistiche la Nuova via sulla parete Nord della Cima Ovest delle Tre Cime di Lavaredo. Ora sta vivendo un periodo di stop forzato, come tutti, e ha colto l’occasione per raccontarci le impressioni sull’utilizzo dello scapone d’alta quota 4001 GTX.

Per descrivere il 4001 non posso che ripensare alle avventure passate con lui ai piedi, un po’ come quando ripensi al tuo fidato compagno di cordata. La mia prima impressione? Linea moderna e bella da vedere; accattivante l’accostamento di colori e l’utilizzo della forma esagonale sulla ghetta con la scritta inserita nel mezzo, forma slanciata, pulita. Quando poi lo presi in mano mi si illuminarono gli occhi, il peso mi stupì: un prodotto per l’alta quota estremamente leggero… ok, ora però bisogna metterlo alla prova.

In Patagonia – Ho utilizzato i 4001 in spedizione in Patagonia. Viste le lunghissime distanze che dividono El Chalten alle zone nevose e glaciali qui si preferisce effettuare gli avvicinamenti con una pedula: io ho optato per la Gravity, leggera e ben strutturata… scarponi in zaino, stracarico di materiale. Sul ghiacciaio dello Hielo Continental, trainando la slitta con il materiale, siamo arrivati a percorrere fino a 20 km con scarponi e ramponi ai piedi. In queste situazioni hai sempre gli scarponi ai piedi, tutto il giorno, tranne quando ti infili in tenda o in sacco a pelo. È in queste situazioni, quando il disagio è massimo, o hai i guanti o le mani fredde che lo scarpone viene sottoposto ad un altro importante test: anche il solo aprire la cerniera della ghetta, calzare gli scarponi e allacciarli possono diventare operazioni non così scontate come eseguirle in un rifugio o seduti sul bordo del baule della macchina prima di partire per una gita.

Comfort in tutte le condizioni – Ho utilizzato il 4001 su tutti i terreni e in tutte le condizioni climatiche, sulle nostre Alpi e in spedizione. Durante il periodo estivo in alta quota, prevalentemente in Monte Bianco e Monte Rosa, per effettuare salite su ghiaccio e creste anche molto tecniche, sia con ramponi che senza. Gli avvicinamenti su sentieri non innevati in questi luoghi non sono troppo lunghi e lo scarpone, rigido per la categoria che ricopre, risulta confortevole ad affrontare questi tratti.  Su pendii ghiacciati di media pendenza il sostegno della caviglia è ottimo e allo stesso tempo si ha la giusta mobilità per attuare la corretta progressione su questi terreni. In un primo momento avevo la sensazione ci fossero dei punti di contatto che pensavo potessero darmi fastidio ma questo non si è verificato. L’interno dello scarpone, qualsiasi esso sia, ha bisogno di adattarsi al nostro piede: non so se mi spiego! Infatti dopo un paio di utilizzi questa sensazione è scomparsa.

Durante la stessa spedizione abbiamo percorso la Franco-Argentina al Fitz Roy: un itinerario di roccia, ghiaccio e misto molto tecnico. In cima, come da programma, abbiamo bivaccato all’addiaccio: piumino, coperta termica e vicini vicini l’uno all’altro. Eravamo in 5 alpinisti, due cordate, seduti su una piccola cengia su cui camminavamo sul posto tra un pisolo e l’altro: qui ho ancora di più apprezzato la possibilità di muovere le dita all’interno dello scarpone e la termicità, dopo tante ore fermo ed esposto al vento, si è rivelata buona considerando la situazione abbastanza estrema.

Leggerezza e vestibilità – La leggerezza e vestibilità dello scarpone, accostati alla rigidità della soletta li si apprezzano ancora di più percorrendo itinerari tecnici tipo goulotte, vie di misto e cascate di ghiaccio. Ho apprezzato molto la linea affusolata dello scarpone e allo stesso tempo il giusto spazio lasciato in punta: quando è molto freddo è fondamentale avere le dita ben distese con lo spazio necessario per riuscire a muoverle, il tutto senza compromettere tecnicità e precisione.La linguetta posteriore agevola bene la calzata, può risultare “piccola” quando andiamo ad inserire il dito con i guanti: in quel caso io la pinzo con pollice e indice. I laccetti sono piccoli e un poco scivolosi ma risultano efficaci per quanto riguarda una buona allacciatura. Io ho fatto due nodini ai capi così che quando apro al massimo questi non escano dai passanti. Per fissare la tensione inferiore dell’allacciatura è inserita una clip di blocco sull’incrocio dei laccetti: il sistema permette un buon serraggio e regolazione, reso confortevole da collare e linguettone ben imbottiti.

Il 4001 è leggero, comodo e confortevole, allo stesso tempo tecnico e con una buona termicità!

Photo credits: G. Calzà