8 Aprile 2020

Per progettare i quattro modelli della collezione SS20 siamo partiti da concetti semplice e apparentemente scontati come il comfort e la vestibilità. Sembra banale che una scarpa debba essere comoda e vestire bene, ma non lo è affatto. Soprattutto se pensiamo che nella storia dello sport ci sono esempi di grandissimi sportivi, dal tennis al calcio, che hanno improvvisamente registrato un netto calo delle prestazioni a causa di scarpe scomode o non adatte al loro piede.O addirittura che hanno iniziato a indossare modelli no-brand perché non riuscivano a dare il massimo con quelle fornite dal proprio partner tecnico

A parlare è Enzo Vardanega, product manager footwear di RaidLight. I punti critici, in tutti gli sport, in tutti i piedi, sono il tallone e il metatarso: è lì che si sente la fatica, quella stanchezza che si trasforma in fastidio e poi in dolore con il passare dei chilometri. È sempre Vardanega a psiegarci come, nei laboratori di Montebelluna, il team di ricerca e sviluppo abbia applicato alla scarpa da trail la tecnologia Sensor3, normalmente utilizzata sugli scarponi da sci Rossignol e Lange, controllati dalla stessa holding di RaidLight.

Questa tecnologia prevede un plantare in PU a densità variabile con tre zone di maggiore assorbimento degli urti che aiutano il supporto del piede, con un aumento di energia e un maggiore comfort durante l’uso. Poi ci sono l’intersuola, anch’essa con due densità variabili. e la suola con tappi studiati per dare all’ultimo strato di contatto con il terreno la sensorialità al piede per un controllo ottimale del terreno

Ma come nasce, nello specifico, una calzatura Raidlight e quanto tempo passa prima che possa essere immessa sul mercato?

Si procede per step rigorosi. Nel primo il team di progettazione inizia a lavorare sulla forma della futura scarpa ed è in questa fase che decide quale sarà il dna del prodotto. Vengono stabilite le caratteristiche e la vestibilità del modello. Poi si passa a sviluppare lo stampo per l’intersuola e la suola. Partendo da una pasta di resina, RaidLight ha sviluppato uno stampo con un design unico. Dopo lo sviluppo del sottopiede, un team di esperti si dedica esclusivamente a quello della parte superiore della calzatura. I materiali sono scelti grazie anche ai suggerimenti degli atleti del Team Raidlight. e poi c’è la fase di test, nei laboratori e anche all’esterno. In tutto passano più o meno 2 anni.

Come avvengono i test sul prodotto? Chi li fa?

Testiamo tantissimo, sia nel laboratorio hi-tech che sul campo, con la possibilità di fare modifiche molto veloci per venire incontro alle esigenze degli oltre 50 collaudatori di ogni livello. Per la parte di test all’esterno ci affidiamo sia a chi progetta i prodotti, nella maggior parte dei casi sono runner, sia ai membri del team international, quindi ad atleti.

Come si svolgono i test e quanto durano?

Nei test di laboratorio si osservano principalmente la flessione e i segni di usura dell’intersuola e della suola, colpendo e raffreddando le scarpe per vedere la reazione dei materiali, ma anche muovendole e piegandole centinaia di migliaia di volte per valutarne la resistenza e la solidità nel tempo. All’sterno invece ci affidiamo ai nostri atleti, che le utilizzano allo sfinimento e ci danno feedback rapidi e precisi.E così dopo gli ultimi tre mesi di ritocchi e perfezionamenti le scarpe RaidLight arrivano nei negozi, dopo un processo di sviluppo di circa due anni.