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25 Marzo 2020

Premiato dalla giuria ISPO con l’Award Gold nella categoria Outdoor Lifestyle Footwear, il progetto Minima di Aku rappresenta un nuovo standard nella progettazione di calzature sostenibili. Minima è un elegante modello di ispirazione outdoor ideale per utilizzo in città e per il viaggio ed è la prima e unica calzatura sul mercato outdoor in cui tomaia e fodera sono interamente realizzate con pelle Zero Impact. “Design to reduce”, questo il motto che accompagna Minima con un design concepito per ridurre lo scarto di pelle in produzione attraverso il suo reimpiego in diverse componenti del prodotto, mentre le emissioni di CO2, prodotte dall’intero ciclo di vita, sono state compensate sostenendo iniziative promosse dalle Nazioni Unite per la neutralità climatica (UNFCCC).

In occasione di ISPO avevamo avuto modo di confrontarci con Giulio Piccin, product & sustainability manager Aku Italia, per approfondire l’impegno dell’azienda espresso nella collaborazione con la conceria Dani di Arzignano, in cui abbiamo fatto visita nel mese di febbraio. Piccin ci aveva raccontato che il progetto era nato da quello che in azienda chiamano “agire responsabile” e che al di là dei canoni estetici, l’attenzione era stata posta maggiormente su come utilizzare lo scarto di pelle sul prodotto. L’idea era nata proprio insieme a Dani, con cui Aku ha lavorato a stretto contatto durante la progettazione di Minima. “La pelle utilizzata per le tomaie normalmente presenta una certa quantità di difetti (dovuto a ferite degli animali o difetti di lavorazione) che ne impedisce un utilizzo completo. Con la conceria Dani è stato possibile sviluppare una pelle pieno fiore che viene finita anche nella sua parte posteriore, somigliando a uno scamosciato. I difetti nel lato fiore non sono visibili nel lato opposto e possono essere quindi utilizzati per collarino e tallone”. Partendo da quanto raccontato da Piccin (intervista completa su Outdoor Magazine 2) abbiamo cercato di approfondire il discorso durante la nostra visita alla Concieria Dani dove abbiamo intervistato Giancarlo Dani, titolare dell’azienda.

Riassumiamo gli aspetti che rendono la vostra produzione davvero sostenibile.
Detto che il 90% dell’impatto della pelle dipende da quello che viene prima della concera quindi in allevamento (tipo di allevamento, alimentazione e trattamento dell’animale) e nei macelli (salatura o meno) per la nostra parte facciamo analisi di impatto continue offrendo garanzie ad Aku e a tutti i nostri clienti come si evionce sul nostro bilancio ambientale. Come dicevo 50% delle nostre pelli sono chrome free o white (senza metalli). Inoltre analizziamo l’impatto in termini di processo per ridurre consumi di acqua e di energia. Quello che non riusciamo a evitare e quindi la CO2 emessa viene compensata con progetti di responsabilità sociale.

Collaborazione con partner e fornitori: Aku per ridurre il suo impatto analizza il suo processo produttivo e quello dei partner per spingerli a fare meglio. Voi, a vostra volta fate lo stesso con chi alleva gli animali, con i vostri fornitori insomma?
Lavoriamo dai 4 ai 5 mila capi ogni giorno e quindi siamo costretti a comprare da tutta Europa pelle con caratteristiche tecniche diverse ma stiamo molto attenti a valutare ogni singolo fornitore. Da un lato chiediamo che questi garantiscano il rispetto delle leggi sul benessere animale provando a risalire la catena di fornitura. In alcuni casi abbiamo fatto degli audit presso gli allevamenti in modo tale da garantire il meglio nei tre momenti a cui è collegato il benessere animale: la sua vita (nutrimento, spazi in cui vive), trasporto e abbattimento. Inoltre selezioniamo i fornitori di prodotti chimici in base a certificazioni (ambientale ISO 14.000 e sicurezza per i lavoratori 18.001 e 45.001). Quindi controlliamo al meglio da dove provengono le pelli grezze, i prodotti chimici e come lavorano i laboratori conto terzo. Inoltre, per alcune delle certificazioni che possediamo, l’ente ci richiede di effettuare audit e di riportare i risultati per poi scegliere alcuni dei nostri fornitori e andare a comprovare quello che abbiamo riportato. Infine certifichiamo il nostro prodotto finito in modo che i nostri clienti possono sfruttare a loro volta con i loro clienti. La nostra pelle costa per questo di più e molto pochi sono disposti a pagare questo prezzo.

Sul numero 3 di Outdoor Magazine, in uscita in questi giorni, ci sarà l’intera intervista e un approfondimento sull’attività della conceria e sulla pelle Zero Impact.