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18 Marzo 2020

Matteo Della Bordella, da poco entrato nel team di atleti Vibram e sponsorizzato anche da Df-SportSpecialist, Karpos e Kong , è un alpinista e arrampicatore dei Ragni di Lecco. Il Gruppo è una delle realtà più prestigiose nel panorama alpinistico italiano e internazionale e ha stretto di recente una partnership con SCARPA.

Abbiamo deciso di intervistare Matteo per sapere di più sul suo viaggio in Patagonia da dove è appena tornato e per conoscere il suo punto da atleta in questo momento difficile per tutti noi dettato dall’emergenza sanitaria.

Il tuo viaggio in Patagonia aveva un obiettivo preciso? Sei riuscito a portarlo a termine?
Sono ormai dieci anni che ogni inverno vado in Patagonia. L’obiettivo di quest’anno era tentare, con Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto, il diedro degli inglesi sulla Est del Torre, in stile alpino. Alcune parti della nostra linea, in particolare gli ultimi 400 metri, erano totalmente ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio e brina, tanto che la roccia che avremmo dovuto scalare non era nemmeno visibile. Queste condizioni ovviamente lasciavano pochissime o nessuna chances di successo ed era molto elevato il pericolo di essere colpiti da alcuni di questi blocchi di ghiaccio che inevitabilmente si sarebbero staccati dall’alto col bel tempo in arrivo. Il rischio sarebbe stato troppo alto e abbiamo rinunciato.

Col senno di poi, vi siete pentiti della scelta?
Assolutamente no! La nostra scelta è stata poi avvalorata dal distacco di un enorme fungo di ghiaccio, il quale si è frantumato in mille pezzi, provocando una nuvola di neve che ha investito completamente la parete sia del Torre che della Torre Egger. Non abbiamo rimpianti perché se avessimo portato avanti il nostro obiettivo sarebbe sicuramente finita male, rinunciare è stata la decisione più saggia.

A quel punto, cosa avete fatto?
Abbiamo preso la decisione di tentare il nostro piano B alla prima finestra di bel tempo. Avevo già addocchiato nei 10 anni di scalate nella valle del Torre una linea sull’Aguja Standhardt che saliva l’evidente spigolo Nord di questa montagna, parallelamente ed a un centinaio di metri di distanza rispetto alla via “Festerville” che avevo già percorso con Berna e Luca Schiera nel 2013. Ne è uscita una linea di qualità. Dopo Cerro Torre e Torre Egger, ora anche la sorellina minore, ovvero la Aguja Standhardt ha una via aperta dai Ragni di Lecco! La finestra successiva abbiamo scalato l’Aguja Poincenot (ca. 3000 m), per la via del 40esimo dei Ragni di Lecco. Un itinerario aperto da Mario Panzeri, Paolo Vitali, Marco Della Santa e Daniele Bosisio nel 1986 e (per quanto ne sappiamo noi) mai ripetuto. La via si sviluppa per circa 800 metri sulla parete Nord della Poincenot e fu aperta in due giorni in stile alpino con alcuni passaggi in artificiale. Prima di rientrare a casa, la Patagonia ci ha concesso un’altra avventura, una via su El Mocho.

A livello sportivo cosa porti a casa?
Sono soddisfatto nonostante abbiamo dovuto abbandonare l’idea del piano A. Abbiamo scalato tanto e le vie aperte si sono dimostrate molto belle.

Riuscivi a rimanere aggiornato sulla situazione in Italia legata al Coronavirus?
Quando la vivi da così distante non ti rendi veramente conto di cosa stia succedendo. A febbraio la situazione non era ancora così delineata quindi la prendevo come una notizia, ma mai mi sarei immaginato la situazione attuale.

Ci racconti com’è stato il tuo viaggio di ritorno, hai dovuto superare qualche controllo in particolare?
Sono rientrato quando ancora la Lombardia non era stata dichiarata zona rossa quindi ho dovuto semplicemente superare i due termoscanner a Roma e Milano.

Da atleta, come ti comporterai? Come ti allenerai?
Quello che vedo è che molti stanno cercando di inventarsi allenamenti alternativi. Il dato di fatto è che per quello che faccio io, per la disciplina alpinistica, non posso fare grandi allenamenti in casa. Quindi aspetto, sono abituato a farlo spesso in spedizione a causa del maltempo e in quei giorni sono costretto a stare fermo, ma poi quando si presenta la finestra riesco a portare comunque a termine il mio progetto. Il messaggio che voglio mandare, forse un po’ controcorrente, è che dal momento che la maggior parte di noi non sono atleti olimpici, stando fermi per qualche tempo non casca il mondo. Quando tutto si riprenderà potremo rimetterci in pista e lavorare per raggiungere i nostri obiettivi. Intanto, oltre a fare trave in casa mi alleno più a livello mentale, a pensare a progetti e raccogliere informazioni utili per i miei obiettivi futuri.

Prossimi obiettivi?
Per quest’estate ho già una spedizione in programma, ma ovviamente bisognerà vedere come andranno le cose. Mi auguro che per luglio tutto possa sistemarsi e pur non potendomi allenare in questo momento, se sarà possibile partirò.

Quali prodotti usi di SCARPA per la tua attività di alpinista e arrampicatore? Perché?
A livello alpinismo il Phantom Tech Hd  con suola Vibram, uno scarpone eccezionale soprattutto per il rapporto  volume/leggerezza. Non entra assolutamente acqua, è sicuro su vari tipi di terreni e appena l’ho indossato mi sono detto: “Con questo vai ovunque”. Per le scarpette da arrampicata invece io prediligo le Instinct anche queste con suola Vibram un modello che sta acquisendo molta popolarità perché molto precise e polivalenti. Le ho usate in Patagonia anche su terreno alpino e in molti le utilizzano per le vie più difficili del mondo. Con loro mi sento a mio agio!