25 Febbraio 2020

Vittime, contagi, limitazioni alla mobilità, cancellazione di eventi internazionali. Notizie e indiscrezioni (vere e meno vere) in arrivo dalla provincia di Hebei, Cina, che si rincorrono. Una situazione di allerta globale e in un certo senso di “psicosi”, come molti media hanno descritto l’effetto-panico generato dal numero di casi clinici, ma anche, purtroppo, da una misinformation che – come spesso accade nell’era dei social network e delle “fake news” – ha portato alla distorsione di notizie e misure preventive. Il virus SARS-CoV-2, da cui la sindrome Covid-19 nota come “Coronavirus”, ha causato nelle ultime settimane un terremoto mediatico, con epicentro in Cina ma avvertito ad ogni latitudine e in tutti i continenti.

Alcuni media di Pechino hanno stimato una mancata crescita che si aggirerà intorno ai 60 miliardi di dollari per la Repubblica Popolare Cinese. Un dato che non deve sorprendere, considerando lo stato di “stand by” e di sfiducia in cui versa una moltitudine di player in settori chiave come manifattura (soprattutto per quanto riguarda tessuti e abbigliamento, in cui tantissimi fornitori cinesi sono stati “scaricati” dai propri partner occidentali nelle ultime settimane) e turismo (attualmente completamente bloccato). Guardando invece agli eventi, ISPO Beijing 2020 (in programma dal 12 al 15 febbraio) è stato annullato, arrecando un danno diretto a tutte le realtà coinvolte nell’organizzazione dell’evento e indiretto a quelle aziende che fanno forte affidamento, da un punto di vista strategico, sulle opportunità commerciali garantite da questo importante appuntamento.  Alpitec China, la fiera internazionale delle tecnologie invernali e di montagna che si sarebbe svolta al NCIEC di Pechino dal 12 al 15 febbraio 2020, è stata annullata per tutelare la salute e la sicurezza degli espositori e dei visitatori, nonché del pubblico. Anche Intertextile Shanghai Apparel Fabrics, Yarn Expo e Intertextile Shanghai Home Textiles hanno posticipato lo svolgimento delle edizioni “Spring” delle rispettive fiere, senza indicare nuove date o sedi; mentre, allargando il discorso a eventi e competizioni sportive, sempre nelle ultime settimane è arrivato l’annuncio dell’annullamento della Tokyo Marathon (a conferma del fatto che l’emergenza non sia ristretta ai soli confini cinesi) e del Gran Premio di Shanghai di Formula 1, oltre che dello spostamento in altre Nazioni (tra cui Indonesia e Australia) del campionato di arti marziali miste ONE Championship, delle qualificazioni alle Olimpiadi del team femminile cinese di calcio e della yatch race Clipper Round the World. A questo punto, malgrado le smentite del comitato organizzatore, in molti si sono chiesti se le Olimpiadi di Tokyo 2020, considerato il numero preoccupane di contagi in Giappone, non siano a rischio annullamento.

Quali disagi, complessità e danni (diretti e indiretti) hanno interessato aziende e operatori del mercato outdoor? Per farci un’idea delle conseguenze immediate riscontrate nelle ultime settimane, ci siamo confrontati su questa tematica con i rappresentati di diversi marchi del settore. Chi con sedi produttive in Cina e chi danneggiato “soltanto” dal crollo delle vendite nello Stato orientale – tra l’altro, proprio in seguito a un momento importante come il Capodanno cinese (25 gennaio).

In uscita sul prossimo numero di Outdoor Magazine l’approfondimento dedicato a questo tema delicato e in continuo aggiornamento, con il punto di vista delle aziende che hanno collaborato con la nostra redazione per fare chiarezza su una situazione che nessuno avrebbe potuto prevedere. Ma che tutti, a questo punto, sono costretti a fronteggiare.