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2 Ottobre 2019

The North Face è un brand con una lunga storia legata alla sostenibilità. Negli anni sono state diverse le iniziative volte a supportare cause in ottica green ed è stata costante la ricerca per dare vita a prodotti che salvaguardino l’ambiente. Allo stesso tempo, la vera sfida è quella di riuscire a offrire ai clienti l’abbigliamento e le attrezzature ad alte prestazioni che si aspettano. Con il nuovo prodotto FutureLight, presentato a ISPO 2019, The North Face garantisce alti livelli in entrambi gli aspetti.

A proposito di questa tematica, abbiamo intervistato Julian Lings, sustainability & corporate social responsibility manager di The North Face.

Cosa significa sostenibilità per The North Face?

Per noi la sostenibilità è un grande focus. L’attenzione è posta su due grandi aree, quella legata al nostro business facendo evolvere il modo in cui creiamo i nostri prodotti, migliorando la nostra performance ambientale e la responsabilità sociale d’impresa (scelta dei materiali e metodi di produzione) e quella di stimolare e supportare ogni tipo di esplorazione, da quella dietro casa fino alle vette più inaccessibili dell’Himalaya per generare dei consumatori più consapevoli.

Con un maggiore contatto con l’ambiente le persone imparano a vivere la bellezza della natura e quindi si sentono più in dovere di salvaguardarla ed evitare un impatto negativo su di essa. In questo modo si aspetteranno e richiederanno sempre più prodotti a basso impatto e sostenibili, ricercheranno e premieranno sempre più i brand con cui condividono questi valori.

Un concetto chiave è la conservazione. Chi vive la natura vuole conservare i posti che ama visitare e vuole essere sicuro di garantirli alle future generazioni. Per favorire la conservazione del pianeta, supportiamo grandi campagne, in collaborazione con il governo, grandi istituzioni e gruppi industriali, che educando i più giovani e i nuovi consumatori. Per diffondere il nostro messaggio ci affidiamo ai nostri canali e a quelli dei media. È interessante come Instagram sia il social media più funzionale per questa attività. Molte persone intervengono per discutere ed esprimere il loro parere. Gli utenti sono molto attenti a quello che fa The North Face e si aspettano sempre di più.

Julian Lings, sustainability & corporate social responsibility manager di The North Face

Pensi che per il consumatore attuale sia più importante la performance o la sostenibilità dei prodotti?

La sostenibilità per The North Face non è una novità, abbiamo sempre affrontato e parlato dell’impegno sociale e sostenibile, ci siamo sempre impegnati in questo senso. Quello che è cambiato oggi è che il consumatore, di qualsiasi livello, si aspetta standard sostenibili sempre più alti. Tra performance e sostenibilità comunque dipende dal consumatore, c’è una differenziazione interna. Penso che per alpinisti come quelli che raggiungono alte vette o si imbattono in situazioni estreme venga prima la performance, è una questione di vita o di morte! Per questo dobbiamo rassicurarli sul fatto che le prestazioni dei nostri capi non vengano compromesse nonostante l’utilizzo di materiale a basso impatto. Allo stesso tempo, però, loro stessi sono anche molto più attenti alla questione della sostenibilità, perché spesso più vicini fisicamente alle aree colpite dal cambiamento climatico. Insomma, sì, vogliono che i prodotti siano sostenibili, ma il primo fattore è sempre la performance. Dall’altra parte ci sono gli escursionisti più popolari ai quali cerchiamo di trasmettere più emozioni legate al nostro essere sostenibili. In questo modo conferiamo anche un valore morale ai nostri prodotti. La missione è comunque quella di unire i due valori e proporre prodotti che non siano solo un compromesso. Future Light è incredibile proprio per questo. Tre volte più traspirante, tre volte più leggera. Ed è un’evoluzione anche quanto a sostenibilità, perché è realizzata solamente con materiali riciclati e garantisce una durata maggiore di qualsiasi altra giacca sul mercato. La rifinitura è fatta da noi e, se quella tradizionale è garantita al 100% fino a 20 lavaggi, la nostra nuova tecnologia ne garantisce fino a 80. Si può dire che la performance deve includere anche la sostenibilità. Se parliamo dell’urban, lo è, ma vengono prima altri aspetti. Ad esempio, per il piumino, un prodotto importante in città come Londra dove i consumatori non sarebbero felici di avere una giacca in piuma, abbiamo fatto i piumini sintetici. Ora tutto il piumino sintetico è anche riciclato, così che il consumatore abbia possibilità di scelta. A seconda dei segmenti del mercato e delle fasce di consumatori, le aspettative sono diverse. L’andamento generale recente, comunque, è che le aspettative si stanno alzando.

 

Cos’è più importante per The North Face, la sostenibilità della fase produttiva o del prodotto finito?

Prodotti e produzione viaggiano insieme. L’impatto più forte dei nostri prodotti viene dalla fabbricazione e dalla lavorazione dei materiali, ed è un nostro dovere concentrarci su quella parte, perché sappiamo che è la più coinvolta. Ma dobbiamo anche guardare oltre. La circular economy è una gran cosa, ma l’obiettivo primario è la transizione dai tessuti vergini a quelli riciclati. L’obiettivo è realizzare dei prodotti che non tolgano all’ambiente più di ciò che offrono. Ci rendiamo conto dei grandi progressi fatti negli ultimi anni, ma non smettiamo di chiederci quale sarà il prossimo passo da compiere. The North Face ha sempre puntato tutto sull’innovazione e in questo momento la sostenibilità è il nodo centrale attorno cui si sviluppa.

Sul lato prodotti siamo attivi nel ridurre i PFC (composti perfluorinati), quelli contenuti in alcune delle sostanze chimiche che impieghiamo per conferire ai nostri prodotti caratteristiche come idrorepellenza, oleorepellenza e resistenza allo sporco. Stiamo lavorando per sostituire le sostanze chimiche per i trattamenti di idrorepellenza durevole (Durable Water Repellency, DWR) con opzioni più appropriate sotto il profilo ambientale. Per comunicare con chiarezza a tutti i nostri fornitori quali sono gli standard di sicurezza chimica di The North Face, abbiamo stilato un elenco delle sostanze con restrizioni (Restricted Substance List, RSL) dove vengono individuate le sostanze chimiche il cui utilizzo, per ragioni normative, di sicurezza o ambientali, è limitato nella fabbricazione dei nostri prodotti e lo condividiamo con i nostri fornitori. In quanto membri fondatori del Sustainability Working Group all’interno dell’OIA, abbiamo contribuito alla creazione dell’Eco Index, che sta alla base dell’Higg Index della coalizione per la produzione sostenibile di abbigliamento (Sustainable Apparel Coalition) e fornisce uno strumento standard per misurare le prestazioni ambientali e sociali di indumenti e calzature. The North Face collabora con bluesign technologies, azienda di esperti leader nel settore, per aiutare i nostri stabilimenti a ridurre il loro impatto ambientale utilizzando acqua ed energia in modo più efficiente e contrastando l’utilizzo di sostanze chimiche dannose nella produzione dei tessuti. Il sistema bluesign fornisce un approccio sofisticato e indipendente alla riduzione dell’impatto della filiera in cinque aree principali: produttività delle risorse, emissioni gassose, salute e sicurezza dei dipendenti, emissioni idriche e sicurezza del consumatore.

Con l’aumentare della quantità di plastica riciclata utilizzata nei tessuti in poliestere di The North Face, forniamo una soluzione di mercato per un problema sempre più grave: quello di bottiglie d’acqua e bibite usate.

Quali sono le vostre nuove iniziative in tema sostenibilità?

Il desiderio di condividere la nostra passione per le attività all’aria aperta è ciò che stimola tutte le iniziative dell’azienda, nonché il motivo che ci spinge a gestire i nostri prodotti e le nostre procedure in modo responsabile.

Stiamo lavorando molto sull’impatto, riguardo soprattutto i materiali e la produzione. Circa l’80% di quello che produciamo è sintetico, quindi una cosa che possiamo fare per ridurre l’impatto sul mondo è passare dall’usare materiale sintetico puro a sintetico riciclato. Inoltre, puntiamo a utilizzare solo cotone sostenibile entro il 2025 e stiamo studiando altri punti da prefissarci per quella data. Un’altra area su cui stiamo investendo è la circular economy: per andare contro la logica del “fabbrica-usa-butta via”, vogliamo passare a un modello basato sul riutilizzo. Per questo ritiriamo i capi danneggiati o difettosi, li ripariamo e li rimettiamo in commercio. È un trend che ha preso piede già con piattaforme come eBay. Noi abbiamo iniziato l’anno scorso, raccogliendo tutti i prodotti The North Face difettosi e inviandoli a delle organizzazioni partner che li puliscono e li riparano (secondo i nostri standard), per poi rivenderli. Questo è significativo dal punto di vista ambientale e anche a scopo morale di rivalorizzazione, poiché la produzione cresce quattro volte più velocemente dell’income. Quindi, accanto al fine sostenibile, c’è anche quello di rimettere in equilibrio economia e sostenibilità.

Il recommerce è un’area molto interessante per noi, come quella del noleggio, su cui stiamo cercando di scoprire e imparare sempre di più. Come sapete, nel mondo degli sci, una parte fondamentale è proprio il noleggio e lo è anche nelle tende che vengono selezionate in base all’esperienza che verrà vissuta. Dobbiamo diventare non solo fornitori di attrezzatura e oggetti, ma anche di esperienze. Iniziamo a cercare capire che tipo di esperienze vogliono fare le persone e come possiamo gestirle con il noleggio. Come sta accadendo a Londra, dove un’organizzazione chiamata The Library of Things, nata anni fa, affitta semplici cose utili. Può capitare, ad esempio, che per dei lavori domestici ti serve un trapano elettrico. Tante persone le comprano, ma viene utilizzato per meno nel 5% della sua potenziale vita e poi dimenticato nel garage per sempre. Così si è iniziato ad affittarli. Quel che stiamo facendo noi è iniziare a porci come timonieri in questa direzione, fornendo prodotti (ad esempio: tende) a The Library of Things, perché li affittino, così da iniziare a capire quale sia il target di consumatore che affitta, perché e quanto spesso lo fa… Ciò è significativo in termini di sostenibilità, ovviamente, perché affittando si allunga la vita di utilizzo del prodotto, riducendo significativamente l’impatto sull’ambiente.

 

Futurelight, tutto in uno

Fino a oggi, gli appassionati dell’Outdoor hanno sempre immaginato un prodotto impermeabile come qualcosa di pesante, rigido al tatto e ingombrante. Con Futurelight si può rendere qualsiasi capo traspirante, impermeabile e per la prima volta anche confortevole. Il brand oggi ha iniziato da giacche, tende e guanti ma potranno esserci infinite altre possibilità come t-shirt, felpe o perfino jeans.

Anche lo standard di sostenibilità alza l’asticella su un livello più alto nel processo di creazione dei tessuti. Con metodi all’avanguardia il brand realizza indumenti a tre strati utilizzando tessuti riciclati e avvalendosi di una produzione che riduce sensibilmente l’utilizzo di componenti chimici. La produzione avviene in uno stabilimento ad energia pulita, alimentato ad energia solare.

A rendere possibile la nascita di Futurelight è il processo di Nanospinning utilizzato per creare questo tessuto. Questa tecnica crea dei fori a livello Nano, garantendo un’eccezionale porosità, mantenendo al contempo un’assoluta impermeabilità e consentendo all’aria di passare attraverso il tessuto per una traspirazione impareggiabile.

Il tessuto Futurelight è nato in montagna, ispirato dal team internazionale di atleti The North Face in cerca di una maggiore traspirabilità e prestazioni ottimali nei loro capi waterproof. Il materiale è poi stato testato durante le loro spedizioni sulle vette più impervie e nelle condizioni più estreme come quelle del Lhotse e dell’Everest in Himalaya.

Jim Morrison, membro del team The North Face, l’ha messo alla prova scalando e sciando tre 8.000 lo scorso anno, tra cui Everest e Cho Oyu e portando a termine la prima discesa integrale con gli sci del Lhotse Couloir insieme a Hilaree Nelson.

Disponibile nella collezione autunno-inverno 2019 di The North Face, verrà proposta nei capi di punta delle linee del brand: Steep Series, Summit Series e Flight Series.

Per scoprire di più sulla tecnologia Futurelight o acquistare il prodotto clicca QUI.