Gli allevamenti ittici hanno un effetto devastante sulla natura. Questo è il messaggio che Patagonia ha lanciato a partire dalla scorsa primavera attraverso la campagna Artifishal. Partendo da questo dato di fatto, il brand californiano ha lanciato una petizione che ha raccolto un totale di 175.000 firme per fermare la devastazione dei salmoni selvaggi e degli ecosistemi circostanti.

Per l’occasione è stato lanciato anche l’omonimo documentario di Liars & Thieves! che è stato realizzato in collaborazione con l’azienda e che esplora l’elevato costo ecologico, finanziario e culturale della nostra erronea convinzione che le soluzioni ingegneristiche possano compensare la distruzione degli habitat naturali. Il film denuncia l’impatto dei vivai e degli allevamenti ittici, un’industria che ostacola il recupero dei pesci selvaggi, inquina i fiumi e contribuisce al problema che invece dichiara di risolvere.

La campagna europea, a sostegno dell’ambiente, documentando i processi dell’industria dell’allevamento del salmone in Islanda, Norvegia, Scozia e Irlanda, chiedeva al pubblico la firma di una petizione rivolta ai governi di questi Paesi per vietare la pratica dell’allevamento dei salmoni in recinti di rete in mare aperto.

Insieme ad una delle ONG locali che si battono per questa causa, la Salmon and Trout Conservation Scotland, i membri del team europeo di Patagonia hanno consegnato al Parlamento scozzese 175.000 firme, chiedendo di eliminare gradualmente gli allevamenti di salmoni in recinti di rete in mare aperto, che minacciano i pesci selvatici e la natura selvaggia circostante.

Gillian Martin, membro del Parlamento Scozzese e presidente della commissione per l’ambiente, i cambiamenti climatici e la riforma agraria, ha ricevuto la petizione.