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Millet sarà al fianco di Francesco Ratti nella doppia sfida che vedrà protagonista l’atleta di origine lombarda. Si tratta della spedizione in Alaska, con le vette del Denali (6.190 mt) e del Foraker (5.304 mt) nel mirino, e della spedizione sulla catena montuosa dell’Himalaya, dove gli obiettivi sono Pangpoche (6.620 mt) e Manaslu (8.163 mt). Due avventure nelle condizioni più estreme.

La prima spedizione del classe 1980, alpinista e Guida Alpina della società Guide del Cervino, sarà quella in Alaska, il cui inizio è fissato per il 12 maggio con un rientro previsto per il 14 giugno. L’esplorazione di uno dei continenti più estremi della terra, e il raggiungimento della vetta del Denali, la più alta del Nord America e degli Stati Uniti, rappresentano una grande sfida. “Il Denali, per la sua posizione geografica prossima al Circolo Polare Artico, è una delle montagne più fredde del pianeta e presenta una ridotta pressione barometrica che porta ad una rarefazione dell’aria pari ad una montagna di 1.000 metri più alta”, ha dichiarato Francesco Ratti. “Inoltre è da considerare anche il grande dislivello tra campo base e cima: dalla pista di atterraggio sul ghiacciaio del Kahiltna alla cima del Denali ci sono 3.900 mt di dislivello“.

In questa spedizione su quella che si può definire una vere e propria ‘tela bianca’, la scalata dipenderà dalle condizioni meteo. Francesco – che sarà in cordata con alpinisti del calibro di François Cazzanelli, Stefano Stradelli e Roger Bovard – ha le idee chiare anche per quanto riguarda l’equipaggiamento: “Ho scelto Trilogy di Millet, una linea studiata per l’alta quota e le basse temperature, optando per uno zaino da 30 litri particolarmente leggero e versatile, ideale per le salite in stile alpino”.

Una volta portata a termine la ‘conquista’ in terra d’Alaska, in autunno Francesco Ratti sarà atteso da altre due impegnative montagne, entrambe in Nepal: il Pangpoche, una montagna di oltre seimila metri che ad oggi risulta ancora inviolata, e il Manaslu, l’ottava montagna della terra. “L’idea è di affrontare il Pangpoche in stile alpino per acclimatarci e poi raggiungere la vetta del Manaslu senza l’utilizzo di ossigeno supplementare”, sottolinea Francesco. “Per il Manaslu abbiamo due possibilità : tentare di ripetere la via Kukuczka-Hajzer sul versante nord-est che attualmente risulta non ripetuta, oppure percorrere la via normale, ma tutto dipenderà dalle condizioni climatiche che ci troveremo di fronte”.

L’avventura si preannuncia un’esperienza fuori dagli schemi, in quanto il Pangboche (6.620 mt) si trova a 14,8 km a est-nord-est del Manaslu (8.163) e a soli 1,6 km dal confine Tibetano. Manaslu deriva dal nome “manasa”, che significa “montagna dello spirito” e si trova nell’Himalaya centrale fra le splendide valli Marsyangdi e Budhi Gandaki. “L’efficacia della squadra sarà fondamentale: bisognerà collaborare al meglio e ognuno di noi dovrà fare e dare il massimo” – aggiunge Francesco Ratti – “Sarà fondamentale avere una squadra di alpinisti moto affiatata e animata da un profondo rapporto di amicizia e di stima reciproca. Oltre ad una grande preparazione serviranno solide doti tecniche, flessibilità mentale e molta determinazione”.