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Il 5 agosto a Courmayeur è stata la volta del Grivel Day, la giornata dedicata ai festeggiamenti per i 200 anni del brand che racchiude in un certo senso nella sua storia (vedi articolo a pag. 32 di questo numero) il concetto stesso e l’evoluzione dell’alpinismo.

Sono pochissime le realtà industriali  e non solo nel nostro settore specifico, in Italia e nel mondo, che possono vantare una tale storia. La famiglia Gobbi, titolare dal 1981, ha così festeggiato l’evento in questa data l’allestimento di una mostra ma soprattutto l’inaugurazione dell’Espace Grivel nello storico stabilimento in località Larzey di Entreves. Fondata nel 1818 a Courmayeur dall’omonima famiglia di fabbri, di origine walser e trasferitasi da Gressoney ai piedi del Monte Bianco, negli anni ha saputo svilupparsi ed evolversi, ha avuto momenti di difficoltà fino al definitivo rilancio all’inizio degli anni’80 con l’ingresso di Gioacchino Gobbi (foto di apertura) nella governance cui da qualche anno si è aggiunto il figlio Oliviero. Oltre 150 anni di tradizione non potevano essere lasciati morire, ha sempre sostenuto l’imprenditore, ancor’ oggi titolare dell’azienda con la moglie Betta. L’operazione di rilancio ha permesso alla Grivel di andare alla conquista del mercato mondiale con prodotti di elevata qualità.

L’azienda – una sessantina di dipendenti – esporta il 92% della produzione. Il principale mercato è il Giappone. Il fatturato è di circa 10 milioni di euro all’anno. La tentazione di allargarsi ad altri settori, come l’abbigliamento, non ha mai fatto breccia nella famiglia Gobbi; inoltre, da sempre la Grivel ha un attenzione particolare verso il rispetto dell’ambiente: come dimostrano le varie certificazioni e il mega impianto fotovoltaico che alimenta lo stabilimento di Verrayes (il più grande in Valle d’Aosta).