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La decisione è ormai stata presa e a dichiararlo è lo stesso Presidente generale del CAI Vincenzo Torti che, sul numero di agosto di Montagna360, magazine del Cai, commenta con queste parole:

“Si tratta di una scelta imposta da gestioni e strategie che non ci appartengono”, a partire “dall’inserimento dell’organizzazione di competizioni di Ice Climbing tra le finalità statutarie, preteso da uno sponsor, alle quali vengono destinate sempre maggiori risorse, a scapito delle finalità storiche”.

In altre parole l’UIAA sarebbe ormai più interessata agli sponsor e alle competizioni di Ice Climbing, piuttosto che all’alpinismo, alla tutela dell’ambiente, alla sicurezza e all’attenzione per i giovani, che sarebbero poi le finalità dell’UIAA in cui anche il CAI (ormai potremmo dire, un tempo) si riconosceva.

A causare la rottura, sempre secondo il presidente, è quindi la mancanza di trasparenza da parte dell’UIAA e la creazione di priorità estranee all’essenza della Federazione stessa.

Si legge nell’editoriale edito da Torti:

“Lo sponsor, imponendo il totale reimpiego in tale settore, ha chiesto e ottenuto, altresì, l’inserimento dell’organizzazione di competizioni di Ice Climbing tra le finalità statutarie dell’UIAA, il cui staff, pagato con i contributi degli associati, si trova, così, prevalentemente impegnato nell’organizzare ciò che serve allo sponsor che, in tal modo, riceve un ulteriore beneficio. Di rimando, alle Commissioni che si occupano delle finalità storiche, al cui interno hanno operato e operano, con grande competenza e dedizione nostri soci (ricordo, attualmente, Vittorio Bedogni, Enrico Donegani, Claudio Melchiorri e Mattia Sella), il budget 2018 ha riservato risorse irrilevanti, come nel caso dei 1000 CHF (860 euro circa) all’Alpinismo, rispetto ai quali stridono i 209mila CHF (poco meno di 180mila euro) per Ice Climbing Competition”.

L’esempio italiano potrebbe essere ben presto seguito dai club alpini tedesco e austriaco che già in passato (insieme al Club Alpino Italiano), per la precisione lo scorso settembre, avevano lamentato una certa sofferenza a riguardo, inviando una lettera al Board della UIAA esprimendo il proprio dissenso circa le politiche dell’associazione internazionale.