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Lo scorso weekend in Val San Nicolò si è svolto il The North Face Mountain Festival, l’ormai nota iniziativa con cui l’azienda vuole condividere con tante persone da tutto il mondo la passione per la montagna e l’esplorazione. Una vicenda rischia però di rovinare l’immagine del brand.

Il progetto

All’interno di questa iniziativa The North Face ha lanciato il “Pinnacle Project” attraverso un iconico spazio temporary ad alta quota. Un’esposizione di alcuni esclusivi pezzi della sua collezione, utilizzati da grandi alpinisti e sportivi protagonisti di imprese outdoor, messi all’asta per beneficienza. Nel comunicato stampa di lancio del progetto l’azienda non specificava esattamente il luogo, ma solo la sua altitudine: 2.100 metri. L’esposizione, definita “il più estremo tra i nostri spazi temporary” è rimasta aperta fino al 5 agosto. Il temporary è raggiungibile solo a piedi: dopo circa due ore di hiking. I visitatori potevano così scoprire gli 8 prodotti utilizzati da alcuni atleti The North Face  in occasione di grandi  imprese sportive, tra borse e giacche, rinnovati e arricchiti da una dedica che punta ad ispirare i nuovi proprietari. L’asta online è rimasta aperta fino alle ore 23:59 di domenica 5 Agosto 2018 al link www.thenorthface.com/pinnacle-project e il ricavato dell’asta on line degli indumenti esposti nel bivacco verrà devoluto a SAT in quanto ente no profit, depurato della spese per il servizio di vendita effettuato a cura di terzi.

L’apertura dà il via a “Pinnacle Project”, un tour in tre città che invita gli spiriti ribelli ad unirsi all’esplorazione attraverso un’esperienza unica, che unisce outdoor, fashion, design e musica. Il “Pinnacle Project” si sposterà nei prossimi mesi a Berlino e poi Manchester, proponendo agli Urban Explorer nuove collezioni limited edition.

La vicenda

Fin qui verrebbe da dire, nulla di male, anzi: la SAT, la sezione trentina del Cai, svolge una gran quantità di funzioni di pubblica utilità non solo per i suoi soci ma in generale per tutti i frequentatori della montagna: mantenimento di sentieri, rifugi e bivacchi di emergenza solo per citare i due principali. C’è un però, nato da una vicenda che ha coinvolto due alpinisti nella giornata di mercoledì 25 luglio e che si è trasformato in un boomerang. La location dell’evento è infatti un bivacco di emergenza (un piccolissimo rifugio di lamiera non custodito, dotato di brande e coperte) posizionato per riparare alpinisti o escursionisti in caso di necessità, di proprietà della SAT appunto. Qui i due nella sera di quel giorno hanno scelto di salire per passare lì la notte (non ci sono altri rifugi nelle vicinanze) e il giorno successivo scalare su una delle impegnative vie di roccia di quel luogo, la Vallaccia appunto. Arrivati lì ormai al buio, sorpresi, lo trovano chiuso da un lucchetto. Non hanno attrezzatura per passare la notte all’addiaccio, sacco a pelo e materassino. Che fare?- Si chiedono. Dopo alcune ricerche alla luce delle torce trovano le chiavi, lo aprono, e lo trovano privato delle brande e riempito dei capi dell’azienda. Gli 8 prodotti selezionati appunto per il Pinnacle Project, oltre a materiale audio e video. I due constatano che “Per terra, per esibire ammodo i capi in questione, sono state piantate delle viti che se decidessimo di dormire darebbero non poco “fastidio” alla schiena.” In altre parole il bivacco è inutilizzabile. I due, non volendo rinunciare alle scalata dell’indomani, si avvolgono nei capi dell’esposizione per passare la notte e nonostante la scomodità delle viti piantate nella schiena, passano la notte lì e l’indomani compiono l’ascesa. La mattina vengono svegliati da un elicottero che scarica due cineoperatori per fare riprese (sebbene il bivacco sia raggiungibile da escursionisti mediamente allenati in due ore), e al ritorno trovano due persone dell’azienda che dicono loro che “avrebbero dovuto trovare un cartello all’inizio del sentiero ed era segnalato sul sito dell’azienda”. La notizia era segnalata anche sul sito della SAT nelle news come inagibile dal 19 luglio al 7 agosto “in quanto lo stesso verrà occupato da una manifestazione della North Face” così come nel sito del vicino rifugio Taramelli, ma solo dal 26 luglio.  I due ribattono che all’inizio del sentiero non c’era alcun avviso.

La notizia viene poi ripresa in primis dal Gognablog (a questo link trovate la notizia per esteso e vari opinioni anche di autorevoli personaggi dell’alpinismo) e tra i commenti arriva anche la risposta ufficiale dell’azienda. Nel frattempo la notizia viaggia attraverso i social, arriva ai giornali locali e buona parte della comunità di appassionati di alpinismo si sente in dovere di prendere posizione e esprime la sua opinione, nella maggior parte dei casi critica.

Diamo quindi spazio alla replica dell’azienda, pubblicata tra i commenti su Gognablog il 2 agosto:

A nome di The North Face ci tenevo molto a fornire ai lettori una spiegazione da parte nostra; il Mountain Festival è un evento nato per offrire a più di 800 persone con vari livelli di esperienza la possibilità di vivere e godersi la montagna. Il Pinnacle Project, ospitato dal Bivacco Zeni, è frutto di una collaborazione con SAT e nasce per condividere alcune tra le più straordinarie imprese compiute dai nostri atleti esponendo la Collezione di 8 capi che, messi all’asta, permetteranno di raccogliere proventi che verranno devoluti all’associazione alpina CAI e dunque restituiti alla montagna.

Sfortunatamente il giorno lunedì 23 luglio, un’agenzia esterna coinvolta nel progetto ha inavvertitamente chiuso il bivacco, un errore prontamente rettificato e per il quale ci scusiamo sentitamente.

Per tutta la restante durata dell’evento il bivacco è rimasto aperto e custodito 24 ore su 24 e supportato da un secondo punto di bivacco poco distante in grado di offrire riparo a climber ed escursionisti.

Noi di The North Face amiamo e supportiamo da sempre la montagna e siamo fieri di poter restituire qualcosa alla Val Di Fassa.

Pur comprendendo appieno che si sia trattato di un fine settimana diverso da quelli abituali, si è creato un contesto in cui la Valle ha ospitato centinaia di persone provenienti da 25 nazioni, esperti e principianti, che hanno potuto condividere e godere l’esperienza di queste meravigliose montagne e apprezzare le gesta e i racconti degli atleti del nostro team.

Siamo molto fieri di aver potuto accogliere così tante nazionalità e culture diverse e speriamo che la comunità lo riconosca e condivida il nostro spirito di accoglienza”.

Marco Mombelli

Brand Experience Manager

The North Face EMEA

La posizione della SAT

Il vicepresidente della Sat, intervistato dalla redazione del blog, spiega che gli organizzatori dell’evento avrebbero dovuto provvedere al posizionamento del cartello di avviso di non agibilità all’inizio del sentiero, lasciare il bivacco aperto, fornito di almeno due brande, per le emergenze: perché in montagna tutto può capitare, ed  anche un tetto di lamiera e delle coperte a volte possono salvare una vita. Sostanzialmente non si sarebbe dovuto interrompere la funzione di pubblica utilità della struttura. Da alcune parti è stato inoltre criticato il massiccio uso di elicotteri che, pare, anche in questo caso l’organizzazione dell’evento abbia adottato per allestire il temporary, per le riprese video e, supponiamo, per riportare tutto a valle.

Ecco per esteso la replica della SAT pubblicata su Gognablog il 3 agosto:

The North Face ha organizzato – dal 27 al 29 luglio 2018 – il “The North Face Mountain Festival” in val San Nicolò, con lo scopo di far conoscere gli atleti e gli alpinisti sponsorizzati, nonché promuovere i propri capi di abbigliamento.

 The North Face (TNF) ha chiesto a SAT di poter utilizzare il bivacco Zeni alla Vallaccia per realizzare, nell’ambito del suddetto Festival, una esposizione di indumenti simbolo, particolarmente significativi nel contesto alpinistico, perché utilizzati da alpinisti di fama in situazioni particolari, con lo scopo di lanciare una vendita “on-line” il cui ricavato sarebbe stato devoluto a SAT organizzazione no profit, come da regolamento TNF a titolo di erogazione liberale.

 SAT non si è limitata a dare il proprio assenso, ma ha voluto approfondire la proposta per capire il tipo di manifestazione proposto, le modalità di svolgimento e la durata, ovviamente con particolare riferimento alla parte che prevedeva l’utilizzo del bivacco Zeni. Sono intercorsi numerosi contatti di approfondimento e l’iniziale idea della The North Face è stata via via modificata e integrata per cercare di coniugare le esigenze della azienda e quelle della SAT. L’ufficio di Presidenza SAT ha chiesto infatti di garantire in qualsiasi caso l’utilizzo del bivacco da parte di alpinisti ed escursionisti in caso di emergenza e la restituzione dello stesso, a fine manifestazione, nelle condizioni originarie e con la riverniciatura esterna con il colore preesistente. 

 Il Consiglio Centrale della SAT, nella seduta del 28 giugno ultimo scorso, ha quindi ritenuto di poter concedere l’utilizzo del bivacco da parte della The North Face, con la tassativa osservanza di alcune chiare prescrizioni, che comprendevano la presenza in loco di un responsabile per tutta la durata della manifestazione, l’accesso al bivacco in caso di emergenza ed altri accorgimenti e cautele di tipo ambientale.

 SAT ha inoltre provveduto ad informare tutte le proprie Sezioni attive sul territorio, gli alpinisti e gli escursionisti circa l’indisponibilità del bivacco, con un avviso sul proprio sito istituzionale e con l’affissione di cartelli alla partenza dei sentieri per il bivacco, questi ultimi posizionati dalla sezione SAT di Pozza di Fassa. Inoltre è stato informato e coinvolto il gestore del Rifugio SAT Torquato Taramelli ai Monzoni, collocato nelle vicinanze che, anche con apposito sopralluogo, ha potuto verificare il rispetto delle prescrizioni impartite dalla SAT.

 A seguito della lettera pubblicata da GognaBlog nella quale di due alpinisti denunciano il fatto trovato il bivacco chiuso senza la presenza in loco di una persona responsabile, la SAT ha immediatamente chiesto il rispetto delle prescrizioni a The North Face, la quale ha ammesso quanto segnalato e lo ha attribuito a un loro deprecabile disguido organizzativo, peraltro limitato a una sola notte. Per tutto il resto del periodo il bivacco è rimasto aperto per le eventuali emergenze, è stata assicurata la presenza in loco di una persona responsabile ed è stata anche allestita una tenda per accogliere gli alpinisti che avessero voluto trascorrervi la notte.

 Il ricavato di una parte della vendita on line dei capi di abbigliamento verrà devoluto alla SAT per le proprie attività istituzionali tra le quali – ricordiamo – è contemplata anche la manutenzione ordinaria e straordinaria dei bivacchi (sono 13 le strutture in funzione e utilizzo). E’ risaputo che, mentre i rifugi sono strutture presidiate e gestite e dalle quali la SAT ricava un reddito appena sufficiente alla loro manutenzione ordinaria, i bivacchi costituiscono solo un centro di costo.  D’altra parte la SAT ritiene che dette strutture rappresentino un importante presidio di sicurezza – soprattutto per gli alpinisti – e intende non solo conservarle ma anche assicurare una adeguata manutenzione in modo da garantirne un dignitoso, seppur sobrio, utilizzo.

 A questo scopo ed anche usufruendo della devoluzione in questione, la SAT è in contatto con il Club Alpino Accademico Italiano – Gruppo Orientale – per stabilire un ordine di priorità degli interventi sui bivacchi di propria competenza che, seppur modesti, salvaguardino, come detto, una dignitosa accoglienza degli alpinisti ed escursionisti.

 In conclusione SAT non ha in alcun modo voluto svendere, né svilire l’utilità e la funzione dei propri bivacchi in quota, ma ha acconsentito a fornire il proprio supporto. In via indiretta SAT, accettando di collaborare, ha svolto una forma di controllo su uno svolgimento all’insegna della sostenibilità e del rispetto.

Conclusioni

La SAT risponde ai suoi soci, i bivacchi nascono per natura come qualcosa che deve rimanere sempre aperto, come dovrebbe essere anche per i rifugi custoditi di proprietà del CAI/SAT. Ovvero, un ospite non può essere lasciato fuori dalla struttura dal custode, anche se tutte le brande per la notte sono piene, in caso di condizioni climatiche avverse o necessità dello stesso di un ricovero per riposo o condizioni di salute.

Quanto avvenuto è sicuramente grave. Cosa sarebbe potuto succedere se i due alpinisti fossero stati di ritorno da un itinerario, magari provati, magari in cattivo stato di salute o in condizioni atmosferiche rischiose e non fossero riusciti a trovare le chiavi?

Alcuni punti, comunque cruciali, rimangono ancora oscuri: chi doveva provvedere a installare i cartelli all’inizio del sentiero e non l’aveva, almeno la sera del 23 luglio, provveduto? The North Face, come secondo alcune fonti, o la SAT o un’agenzia commissionata dall’azienda?

Quanto all’uso degli elicotteri, in un’epoca in cui finalmente si inizia a parlare di chiusura, o perlomeno regolamentazione del traffico dei passi Dolomitici, si dovrebbe probabilmente egualmente pensare a come ridurre l’utilizzo di questo strumento limitandolo ad usi di soccorso.