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È proprio il caso di dire che solo Nano-Air poteva migliorare Nano Air. Il capo imbottito di Patagonia più caldo di un pile  tradizionale, più leggero e resistente al vento e egualmente traspirante ora allarga la sua “famiglia” di capi con una nuova versione presentata allo scorso OutDoor Show e ora disponibile nei negozi: Nano Air Light Hybrid.

“Vestiti a cipolla”, consiglio valido ancora oggi?

Ma partiamo dalle origini… da cosa era nata l’esigenza di sviluppare un capo con queste caratteristiche? In montagna ci sono detti che vengono visti come verità inconfutabili che sono sempre state ritenute valide e sempre lo dovranno essere. Per fortuna, come in molti altri aspetti della vita questo è falso e continuare ad applicare schemi mentali uguali blocca l’innovazione. Una di queste pseudo verità è il sempre valido (pare) principio del vestirsi “a cipolla”, ovvero con numerosi strati in modo da poter agevolmente regolare la propria temperatura corporea. “Agevolmente” in certe situazioni in montagna può essere un concetto piuttosto relativo… provate voi a togliervi la calzamaglia termica che vi siete messi nel gelo prima dell’alba sotto ai vostri pantaloni da montagna e, ora che il sole vi sta investendo, vorreste togliervi per non sudare, mentre siete appesi sull’imbrago a metà di una ripida parete priva di un qualsiasi genere di ripiano! Insomma, in molte situazioni, continuare a cambiarsi gli strati di abbigliamento in funzione dei, talvolta estremamente repentini, cambiamenti meteo, è oltre che dispersivo in termini di tempo anche piuttosto controproducente. Fermarsi per vestirsi o spogliarsi significa infatti interrompere l’attività, con la conseguenza che spesso è proprio in quel momento, e bastano davvero pochi attimi, che ci si raffredda compromettendo la gita, sia essa una difficile ascensione alpinistica che un semplice trekking urbano in una città d’arte. Questa problematica del vestirsi a strati appare chiaro soprattutto in quelle attività cosiddette “start&stop”, come l’alpinismo tecnico appunto, dove durante la salita di un tiro difficile talvolta ci si può scaldare molto, salvo poi raffreddarsi nuovamente una volta che si è fermi in sosta a recuperare il compagno.

La soluzione Nano Air

Per questo genere di situazione Patagonia aveva dunque lanciato sul mercato Nano Air, un capo con un’esclusiva imbottitura sintetica, molto più caldo ma al tempo stesso traspirante di un tradizionale soft shell, con uno shell esterno resistente al vento e idrorepellente rispetto a un classico fleece, con un certo livello di elasticità per un’ottimale libertà di movimento e con lo stesso livello di traspirazione di capi filati. Il successo era stato garantito. Da quella prima versione era poi stato sviluppato Nano Air Light, ancora più traspirante e leggermente meno caldo, per un uso più tecnico, ma lasciando sostanzialmente invariata la destinazione d’uso.

L’ultimo arrivato in famiglia: Nano Air Light Hybrid

Patagonia si è poi resa conto che questo genere di tecnologia era applicabile anche per tutte quelle attività maggiormente endurance che si svolgono tuttavia comunque in climi freschi o ventosi. Ovviamente in attività più continuative la traspirazione diventa ancor più fondamentale in quanto il corpo non si ferma quasi mai a rallentare il proprio ritmo e quindi a abbassare la temperatura corporea. Stiamo parlando per esempio di attività come l’escursionismo (specie nelle mezze stagioni), lo scialpinismo o il trail running. Attività che spesso vengono inoltre fatte con uno zaino indosso. Per queste discipline Patagonia ha sviluppato Nano Air Light Hybrid Jacket, un capo ibrido quindi, con una grammatura inferiore (40 gr contro i 60 del “fratello maggiore”) di imbottitura Full-Range di Nano Air applicata solo nei punti più strategici: spalle, esterno delle braccia e ovviamente reni. La schiena, i fianchi e e il retro delle braccia sono invece le aree del corpo dove tipicamente si tende a surriscaldarsi di più, sulla schiena ancora maggiormente proprio a causa della vicinanza dello zaino, che ridice le possibilità di traspirazione. Qui Patagonia ha collocato degli inserti in fleece traspirante grazie alla lavorazione a nido d’ape altamente permeabile all’aria (221 m3/h): mai più schiena bagnata contro lo zaino! Questa nuova versione è disponibile sia in versione jacket (che abbiamo testato) e in versione gilet. La sostanza resta: Patagonia ha creato “Il secondo strato” perfetto: si usa come un flecce, ma è anche antivento, traspira uguale, ma è più caldo, permette insomma di ridurre il numero di capi da indossare nelle situazioni in cui non fa abbastanza umido da mettere un guscio esterno, e nemmeno abbastanza freddo da mettere un piumino, ma c’è quel vento fastidioso che, stando con il solo fleece, ti raffredderebbe troppo.

 

I test

Noi lo abbiamo provato durante una salita scialpinistica metà aprile al Piz Cambrena (3900 mslm) e durante un tentativo di due giorni e mezzo di concatenare, alla fine dello stesso mese, le 6 Cime più alte delle Alpi Orobie. Un tour de force lungo e senza punti di appoggio, dove Nano Air Light Hybrid è stato il compagno perfetto. Il colletto è molto avvolgente e evita di dover utilizzare uno scaldacollo per proteggere la gola. Ovviamente, come tutti i capi Nano Air, va posta attenzione nell’abusarne troppo in tratti tecnici dove bisogna strisciare molto a contatto con la roccia, il tessuto esterno molto poroso per la traspirazione infatti, potrebbe risentirne, Ma se proprio un picco graffietto vi si crea durante la scalata in una fessura off-width, non preoccupatevi troppo: Patagonia saprà puntualmente rispondervi sul miglior modo per riparare il capo e dargli nuova vita! A nostro avviso è il capo perfetto per le salite alpinistiche in velocità con lunghi tratti di conserva, oppure per le gite scialpinistiche invernali e di inizio primavera, o per il trekking specie se in zone ventose.