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Sognare. Allargare gli orizzonti e il cuore.  3 amici sci alpinisti –il giornalista del sole 24ore Riccardo Barlaam, l’avvocato Flavio Saltarelli (che ha fattivamente ad un’iniziativa di legge volta a modificare la normativa in materia di aree sciabili in favore della pratica scialpinistica) e il bergamasco Stefano Forcella – hanno fatto una traversata del Monte Rosa attraversando tre valli con gli sci, senza l’uso di impianti. Il giro lo abbiamo soprannominato “TransRosa Speed Tour – racconta Barlaam sul suo blog – “Non era una semplice escursione scialpinistica, per quanto impegnativa. Voleva invece essere un’iniziativa per richiamare l’attenzione del settore sulla problematica della realizzazione di tracciati permanenti per lo scialpinismo all’interno dei comprensori, vicino e sulle piste: c’è un progetto di legge in proposito. E si spera possa diventare realtà. Per far sì che chi – e sono sempre di più – decide da sciatore alpino di diventare skialper, possa farlo accanto e vicino alle piste, senza essere considerato alla stregua di un fuorilegge. Così è ora in Italia. Ci sono aree dove si è più sensibili, altre dove c’è tolleranza zero.”

Continua Barlaam “Il nostro TransRosa Speed Tour in due giorni prevedeva un dislivello tra positivo e negativo di oltre diecimila metri e circa 75 chilometri sugli sci. Percorsi senza gli impianti. Con i muscoli e con il cuore. Da ChampoLuc, in Val d’Ayas, fino a Gressoney La Trinité, passando per il Colle Bettaforca, nella Valle del Lys, fino al Passo dei Salati per poi discendere ad Alagna, in Valsesia. Il giorno dopo siamo tornati indietro affrontando lo stesso percorso a ritroso” Per i tre sono stati due giorni intensi e pieni di emozioni: “Il primo giorno siamo saliti che nevicava, le piste quasi vuote di sciatori. In un ambiente davvero selvaggio pur essendo in un comprensorio di solito molto frequentato. La neve ha continuato a cadere copiosa tutta la notte. Tanto che il giorno successivo, dopo la prima salita da Alagna a Pianalunga, il direttore tecnico del MonterosaSki (l’iniziativa ha avuto il patrocinio della società Monterosa-Ski) ci ha fermato per tre ore perché in alto l’elicottero stava bonificando e il rischio valanghe era a 4 su 5. Siamo ripartiti dopo lo stop, scortati da una guida alpina e con tutta l’attrezzatura di sicurezza ovviamente, per il primo tratto di discesa su pista dai Salati verso Staffal per evitare sorprese. Il resto della giornata sono stati tanti passi in salita, stanchi ma felici, sotto un bel sole tornato, fino al tramonto al Passo Bettaforca, con l’eco dei colpi sparati dall’elicottero per rendere sicure, per l’indomani, le piste da sci. Accecati dalla bellezza di queste bellissime montagne, nella solitudine di cui godiamo noi scialpinisti dopo la chiusura degli impianti. Da via Monte Rosa (ndr dove ha sede il Sole24ore) al Monte Rosa. È stato davvero un bel viaggio.”

L’esperienza dei tre è sicuramente un ulteriore segnale di come il tema della convivenza tra scialpinisti e gestori degli impianti necessiti sempre di più del raggiungimento di un accordo che permetta ad entrambe le tipologie di sciatori di convivere pacificamente. Una scelta necessaria anche dall’ormai conclamata difficoltà che vive lo sci alpino e delle opportunità che, le attività outdoor in generale, tra cui lo scialpinismo possono portare alle comunità alpine

I tre in azione