14 Febbraio 2017

Ha fatto molto scalpore la posizione espressa dal fondatore di Patagonia Yvon Chouinard ha pubblicato un post sul blog dell’azienda dal titolo “The Outdoor Industry Loves Utah; Does Utah Love the Outdoor Industry?”. In estrema sintesi nell’articolo Chouinard sosteneva che Patagonia non parteciperà alle prossime edizione di Outdoor Retailer, la fiera di riferimento in America per il settore, se il governatore dello stato dello Utah (OR si tiene a Salt Lake City) non tornerà indietro sulle sue decisioni di promulgare delle leggi che vanno contro l’interesse degli appassionati di outdoor e delle aziende del settore. Il territorio dello Utah infatti ospita delle aree meravigliose per praticare varie attività, dalla caccia alla pesca, dallo sci alle escursioni di trekking e questo frutta parecchio allo stato dal punto di vista dell’indotto, si parla di 12 miliardi di spesa dei consumatori e 122,000 posti di lavoro. Inoltre la fiera stessa di OR è un grosso guadagno per lo stato. Nonostante questo Chouinard accusa lo stato di aver denigrato gli ambienti naturali pubblici (“la spina dorsale del business dell’outdoor”) cercando di venderli al miglior offerente (spesso società estrattive), creando un ambiente ostile al settore. Sempre vicino alle tematiche ambientaliste il fondatore del brand ha ricordato come “il settore degli sport all’aria aperta impiega tre volte il numero di lavoratori di quello dei combustibili fossili”. Di recente inoltre il governo dello stato ha fatto ricorso contro la corte federale per sovvertire la protezione del sito naturalistico e archeologico dei nativi americani di Bears Ears, caro a climbers ed escursionisti.

“Il governo non si rende conto che parte della sua stessa economia si regge sulla possibilità di accesso ai territori naturali pubblici per la pratica di attività ricreative” dichiara Chouinard.

Poi conclude dicendo che è certo che altri stati membri saranno molto lieti di rendersi disponibili ad ospitare sul loro territorio la fiera di OR e che, in caso il governo dello Utah non ritorni sulla sua decisione, Patagonia boicotterà l’evento.

Alla reazione di Patagonia ha fatto seguito quella di altri marchi. Praticamente in contemporanea prendeva posizione Peter Metcalf, presidente di Black Diamond che dichiarava:

“se non vogliono cambiare le loro politiche, noi dovremo rispondere con i nostri dollari, con i partecipanti ai nostri meeting, con i nostri soldi e portare questa fiera in uno stato che sia maggiormente allineato con i nostri valori” (fonte Denver Post).

 

Arc’teryx, il marchio canadese, dal canto suo ha annunciato che i fondi messi da parte per la partecipazione alla fiera verranno usati per sostenere il Conservation Alliance’s new Public Lands Defense Fund. “Il settore dell’outdoor ha il dovere di proteggere i luoghi incontaminati che amano i nostri clienti. Il nostro brand è membro della Conservation Alliance delle aziende del nostro settore. Sin dal 2014 abbiamo partecipato agli sforzi per proteggere Bears Ears così come ha sostenuto le organizzazioni Friends of Cedar Mesa and Utah Dine Bike Yah che lottano per far diventare l’area parco nazionale”.

“Proteggere le aree naturali pubbliche per le future generazioni è parte dei nostri valori che cerchiamo di trasmettere.” Ha dichiarato il presidente Jon Hoerauf.

Altri brand si stanno in questi giorni esprimendo contro l’atteggiamento dello stato dello Utah, come CiloGear, che il 10 febbraio dichiarava sui social “CiloGear sta pensando di andare al prossimo OR e passare le mattinate e i pomeriggi in fiera parlando con i legislatori dello Utah di come il nostro brand sia economicamente dipendente dalla loro decisione e di come queste scelte potrebbero aver effetto sulle tasche dei loro elettori” o Graeme Esarey, presidente di UCO che ha scritto in appoggio a questi brand

“Dovremmo fare business solo con aziende e organizzazioni i cui valori sono in accordo con i nostri”.

Per il momento si tratta ancora di uno sparuto gruppo quello dei brand che minacciano di non partecipare, ma alcuni di loro decisamente di spicco, in grado così di mettere realmente a rischio la credibilità dell’evento e di un intero stato.