“Il più grande problema che la nostra società dovrà affrontare nei prossimi anni sarà l‘emigrazione” afferma il presidente di Salewa, all’interno di un’intervista a gelocal.it. Ma non è certo un’affermazione populista quella del patron del gruppo Oberalp, il quale ha deciso di fare qualcosa. Alla sua maniera, ovvero creando lavoro. “Adesso mi muovo io» dichiara infatti. Mentre nella vicina Austria in risposta a questo “problema” si è addirittura tentato di costruire muri all’interno dei confini dell’UE, una prima risposta dell’imprenditore altoatesino è quella di aprire i terreni di sua proprietà, a ridosso dell’azienda a Bolzano sud, per la realizzazione di orti per la coltivazione di frutta e verdura biologica. Che poi sarà venduta, nelle mense e nel mercato locale. Ma chi lavorerà in questi orti? L’idea di Oberrauch, e qui chiudiamo il cerchio con l’incipit, è quella di far lavorare i profughi della zona, ne stima almeno una ventina per il momento, opportunamente formati da personale esperto, in modo da farli diventare “imprenditori di sé stessi”. Perché “non ci sarà mai integrazione senza lavoro”. Per la selezione del personale si è già messo in contatto con strutture dell’assistenza di base, come «Akrat» (associazione che si occupa di riciclo e trasformazione del legno e mobili) e «Donne Nissà» (che offre aiuto e solidarietà alle donne straniere) e intanto si sta informando con il comune sulle pratiche burocratiche e necessarie a dare l’avvio al tutto. Ma senza disturbare le istituzioni né chiedere contributi, ma mettendo a disposizione le sue risorse. Perché “il lavoro muove tutto”. Parola di imprenditore.