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Luca Businaro, presidente di Assosport e di FESI, ha analizzato gli scenari delle politiche protezionistiche del Presidente degli USA Donald Trump e le conseguenze per il comparto dell’abbigliamento sportivo e dell’articolo sportivo durante la recente ultima edizione di Ispo Munich.

Gli USA per le nostre aziende valgono circa un 30% del volume di export. Il presidente Trump vuole proteggere e incentivare la produzione interna e, ad oggi, non esiste produttore di articoli sportivi di dimensioni significative che abbia gli stabilimenti negli USA. Un eventuale sbarramento tramite dei dazi avrebbe conseguenze non solo per marchi UE o cinesi ma anche per le stesse Nike o Under Armour. I player a doversi confrontare con Trump sono 3: i brand USA che producono all’estero, quelli europei e quelli asiatici (in gran parte cinesi). Per i primi saranno le lobby interne a doversi impegnare nella logica della contrattazione, per Cina ed Europa ci sono fondamentali distinguo.

La Cina detiene il 35% del debito USA e quindi ha un forte potere contrattuale nei suoi confronti. Ha interesse affinché le sue merci continuino a confluire nel mercato a stelle e strisce ma contemporaneamente non può permettersi un indebolimento del dollaro (che andrebbe a incidere negativamente sul debito).

L’Europa si trova all’ennesima prova di coesione ma non può prescindere dall’apertura di un tavolo diplomatico. Arrivare a uno scontro con Trump (anche con reciproche azioni di protezionismo) significherebbe accelerare il processo di isolazionismo e lo spostamento del baricentro mondiale sul Pacifico. In questo momento ci sono forti tensioni tra il tycoon e Angela Merkel, accusata di adottare una politica monetaria speculativa dell’Euro che agevola eccessivamente l’export verso gli Stati Uniti.

Quello che mi auspico è che si eviti lo scontro e che si metta al lavoro la diplomazia; l’Unione Europea avrà un ruolo chiave nell’immediato futuro del comparto ed è fondamentale che intervenga il Commissario della UE per l’Industria. Il nostro settore è l’unico che mantiene una crescita costante dal 2007, lo scenario di un dollaro debole e l’introduzione di dazi statunitensi vorrebbero dire una contrazione del 15% dell’export sportivo verso gli USA”.